COGAN – KILLING THEM SOFLTY

COGAN – KILLING THEM SOFLTY

David Fincher lo vorrebbe come Ned Land in “Ventimila leghe sotto i mari” (il ruolo fu di Robert Mitchum nel film di Richard Fleischer, 1954): il collerico marinaio, abilissimo con la fiocina, “un incrocio tra un telescopio e un cannone pronto a sparare”, che nel romanzo di Jules Verne non crede all’esistenza del mostro marino. Ha ragione lui, giacché si tratta del Nautilus guidato dal Capitano Nemo. Ne ha fatta di strada Brad Pitt da quando Ridley Scott gli fece incrociare la strada delle fuggiasche “Thelma e Louise”, procurando a Geena Davis (e alle spettatrici tutte) un brivido erotico. Assieme a lui si involeranno i risparmi, ma tutto sommato – anche a saper prima che si trattava di un ladruncolo – erano quattomila dollari ben spesi. Ha lavorato in “The Tree of Life” del sublime maestro Terrence Malick, che una volta girava rari, preziosi e tormentatissimi film, e oggi cerca di ricuperare il tempo perduto mettendone in cantiere tre alla volta, con il sospetto di una clamorosa sopravvalutazione. “To The Wonder”, presentato alla Mostra di Venezia e spacciato per capolavoro, sembrava l’esercizio di uno studente di cinema furbetto e intenzionato a impressionare i critici (uno che al montaggio taglia Rachel Weisz e lascia Romina Mondello, non può dirsi grande maestro). Ha esibito la cresta iliaca in “Fight Club”, tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk, splendida storia di maschi che non hanno maschi per modello – “nessuno dei miei amici vive più con il padre biologico”, osserva il protagonista – quindi se le danno di santa ragione negli scantinati (fu anche il primo film in cui l’arredamento Ikea dava il suo contributo al malessere, mentre i gruppi di supporto, dove va la gente che soffre, procuravano calore e affetto agli infiltrati sani e depressi). Ha doppiato “Will the Krill”, i gamberetto esistenzialista di “Happy Feet 2”: “questo siamo, solo cibo per le balene?”. In “Cogan”, giacca di pelle e pizzetto, è un killer che odia gli omicidi ravvicinati, non vuole sentire le vittime che implorano. A sua volta affitta un killer, lo svogliatissimo James Gandolfini. Un tavolo di poker sotto la protezione della mafia è stato rapinato. Bisogna fare giustizia. Negli intervalli tra le sparatorie, chiacchiere che si direbbero tarantinesche, se non fossero scritte dal bravissimo George Higgins. Per controllare, “Cogan” esce da Stile Libero.

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