KILLER JOE

KILLER JOE

Uno dei grandi piaceri procurati da questo film – brutale, scellerato, tragicomico e irresistibile – è il casting. William Friedkin ha scelto gli attori andando contro gli stereotipi. Se eravamo abituati a vederli in un ruolo, li sceglie per il ruolo opposto della scala dei caratteri. Se li ricordiamo per un certo film, distrugge quell’immagine e la rimpiazza con un’altra, inaspettata quando non offensiva. L’esempio clamoroso è Matthew McConaughey, insolentito perché aveva addominali più espressivi della faccia e costretto a zuccherose commedie romantiche. William Friedkin ha visto nell’attore le caratteristiche di un serpente a sonagli da gotico sudista. Lavora come poliziotto e arrotonda come serial killer, accetta ragazzine in cambio dell’anticipo, le corteggia come un gran gentiluomo, e quando decide che il crimine ha le sue regole ferree, meglio non trovarsi fuori dalle regole. Ora sembra facile, nel frattempo Matthew McConaughey ha dato una decisa svolta alla sua carriera (tanto che ora rischia di fare a vita il “gentiluomo perverso del sud”). Prima di questo film, bisognava immaginarlo nella parte. Emile Hirsch aveva cominciato la carriera come chierichetto in “The Dangerous Lives of Altar Boys”, ed era il giovanotto che in “Into The Wild” di Sean Penn bruciava le carte di credito e dava 24 mila dollari di risparmi ai poveri prima di partire per l’Alaska (dove troverà orribile morte, avendo sottovalutato la natura matrigna e non essendosi portato neanche una mappa). Qui cerca un killer per ammazzare sua madre, che gli ha portato via seimila dollari di droga mettendolo in seri guai con lo spacciatore. Va a trovare il padre che vive in una roulotte, insieme decidono di affittare un killer (c’è un’assicurazione sulla vita che tornerebbe utile). Il padre roulottaro è Thomas Haden Church, ovvero il tontolone che in “Sideways” di Alexander Payne dà l’addio al celibato tra i vigneti della California e seduce le ragazze recitando “Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso” (faceva lo speaker per la pubblicità). Gina Gershon non ha mai avuto ruolo da brava ragazza, ma un pompino alla coscia di pollo fritto non lo aveva fatto mai. Juno Temple, figlia di Julien Temple, ha la parte di Dottie, la Cenerentola moderna che incontrerà il più improbabile dei principi azzurri. Glielo regala un regista di 77 anni.

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