PARANORMAN

PARANORMAN

Che invidia! Quando eravamo piccoli noi c’era solo Disney: un titolo nuovo ogni paio d’anni, negli intervalli qualche vecchio titolo riproposto. Se per caso non ti piacevano “Gli Aristogatti” e le romanticherie da “uno spaghetto per due”, o se ti stava antipatico “ma che ber micione, che simpaticone, quello è Romeo er mejo der colosseo!”, bisognava aspettare il successivo (o rifarsi con il rari passaggi tv di “Bambi” e “Cenerentola”). Negli ultimi mesi i nativi digitali sotto il metro hanno potuto vedere “Madagascar 3”, “L’era glaciale 4”, “Ribelle - The Brave”, mettiamoci anche “Hugo Cabret” di Martin Scorsese. Da qui a Natale sono in arrivo “Hotel Transilvania”, “Le 5 leggende” (il Coniglio di Pasqua, la Fatina dei Denti, e altri magici esserini minacciati dall’Uomo Nero), “Sammy 2” (tartarughina e altre creature, tra cui un malvagio ippocampo, in un mare artefatto per i ricchi di Dubai), “Ralph Spaccatutto” (ragazzo cattivo da videogioco che soffre a non essere amato come tutti gli altri, e ricorda la perfida regina della serie tv “Once Upon a Time”: “Perché non ho un lieto fine come tutti?”). Più “Frankenweenie”, rilettura timburtoniana del “Frankenstein” di Mary Shelley. “Paranorman” è il più bello di tutti quelli che abbiamo visto, e molto probabilmente anche di quelli che verranno. L’occasione per mettere da parte i pregiudizi, e godersi un film con molte qualità (lo firma il gruppo che ci aveva regalato “Coraline”, senza Neil Gaiman che scrisse la storia per la sua bimba). Primo: bella trama, per niente banale anche se sfrutta gli zombie. Secondo: personaggi interessanti e complessi, anche se sono soltanto ragazzini che “vedono gente morta” e parlano con la vecchia nonna defunta. Terzo: intelligenza e niente luoghi comuni in tama di bullismo & affini (per “affini”, intendiamo i vicini di casa che un giorno cucinano torte di mele e il giorno dopo scendono in piazza con i forconi). Quarto: una ragazzina di cui innamorarsi (non è vero che non ci sono al cinema femmine interessanti, basta non cercarle nei film di Francesca Comencini). Quinto: una cura maniacale per i dettagli, a cominciare dalla sveglia “mortuaria” di Norman, che poi infila i piedi in pantofole-mostro, ed è zombesco fino allo spazzolino da denti. Sesto: un gusto per il gotico e per il cinema espressionista che va dal “Gabinetto del Dr. Caligaris” a certi filmacci da nerd.

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