UN GIORNO SPECIALE

UN GIORNO SPECIALE

Mamma, guarda! I casermoni di periferia, le ragazze che smaniano per andare in tv quindi già di mattina vestono come “una playmate che vada a fare la prima comunione”. Il copyright spetta a Variety, che sempre dà soddisfazione quando mancano le parole ). Mamma, guarda! Il bowling e il centro commerciale, i negozi eleganti del centro presidiati da commesse spocchiose. Guarda Mamma! Il primo giorno al volante di un giovanotto che ha trovato un lavoro da autista grazie alla raccomandazione del prete. Ebbene sì. Lei – Giulia Valentini - non frequanta la scuola d’arte drammatica. Lui – Filippo Scicchitano lanciato da Francesco Bruni in “Scialla!” – non ha una sceneggiatura nel cassetto e si addolora per un graffio alla macchina del padrone. Esiste gente così, signora mia, e non è che bisogna guardarla con compatimento inquadrando le zolle rinsecchite e certi incroci in mezzo al nulla (al cinema, ché nella vita girano in centro di sabato pomeriggio, quando siamo fuori epr il finesettimana). Dettagli marginali in un film da dibattito. Ma siccome quando a scuola spiegavano i film da dibattito, impegnati, e civili, noi eravamo assenti, o forse rintanati in casa a vedere “Il sorpasso” di Dino Risi, confessiamo l’ impreparazione e ci asteniamo dal giudizio. Non siamo neanche appassionati al dibattito “Se non ora, quando” (il “vergogna!” ce lo diciamo da noi, così le attiviste risparmiano la fatica e non sottraggono attimi preziosi alla causa). Dev’essere stato bigiando un dibattito femminista che abbiamo scovato su una bancarella e subito comprato “Il sofà del produttore” di Selwyn Ford, pseudonimo di una coppia di giornalisti inglesi con ottime conoscenze a Hollywood. Lì abbiamo imparato l’uso che Charlie Chaplin faceva del casting couch, con ragazzine più che minorenni (su Lita Grey poggiò per la prima volta gli occhi quando aveva sei anni, poi attese un pochino, considerandola “una pratica in sospeso”). Lì abbiamo imparato che Joan Crawford non aspettava neppure la richiesta. Entrava di forza negli uffici dei registi e dei produttori, si spogliava, diceva “Meglio che lei veda il materiale su cui dovrà lavorare. Ho il più bel culo di Hollywood”. Rinunciò al Metodo una sola volta. Quando andò a trovare un regista che l’avrebbe dovuta dirigere in tv. Le aveva aperto la porta un timido ventenne. Si chiamava Steven Spielberg.

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