PIETA’

PIETA’

Non facciamola tanto lunga. Non giova a nessuno. Non a Kim Ki-duk uscito dalla depressione, raccontata con largo uso di nenia scacciaguai nel film “Arirang”. Cronistoria:  un’attrice aveva rischiato di morire impiccata durante le riprese di “Dream”, il regista coerano era afflitto dal senso di colpa, gli era venuta una crisi da pagina bianca e non aveva trovato di meglio che rivolgere la macchina da presa verso se stesso. Non giova agli spettatori che andranno a vedere il film, se non altro per far dispetto a Giovanni Veronesi che twitta: “eccheppalle questi coreani” (andiamo avanti invece con i “Manuali d’amore”, ché davvero se ne sente la mancanza; ma non eravamo la sinistra multiculturale e aperta al nuovo? Matteo Renzi aiutaci tu). Se avesse visto il film, saprebbe che “Pietà” non annoia. Magari irrita, disgusta, invita a coprirsi gli occhi con le mani, mette voglia di dire “no, questo no”. Vanta una una bella storia, una mater dolorosa che fa morire d’invidia le smancerie e i veli neri di Isabelle Huppert nel film di Marco Bellocchio (ogni volta che passa davanti allo specchio getta un occhio, e poi li farà coprire perché la sceneggiatura dice – non l’abbiamo letta ma sappiamo che lo dice – “l’attrice famosa lascia le scene e si annulla per amore della figlia in coma”). “Pietà” ha un cattivo fin troppo cattivo, che di mestiere ricupera crediti per conto di uno strozzino. E se i poveretti non possono pagare, schiaccia mani e taglia piedi, così da incassare i soldi dell’assicurazione. Sullo sfondo, una periferia di Seul – quartiere di Cheonggyecheon – che batte per sporcizia e laidume certi postacci da Rivoluzione industriale, con torni, frese, presse da usarsi come strumenti di tortura. Lì il regista visse da studente e fece i suoi primi lavoretti da uomo di fatica, prima di frequentare la scuola di cinema a Parigi. Alla mostra di Venezia il film piacque parecchio, prima che Kim Ki-duk vincesse il Leone d’oro. Prima che il regista alzasse il pugnetto sul palco e si mettesse di traverso sulla strada di “Bella addormentata”. O forse è lo spirito di contraddizione che sale alla quando le giurie ci danno ragione, e allora dobbiamo cambiare idea per lamentarci. Nonostante il titolo, la pietà latita. Ma, come dice il titolo, non c’è niente di buddista: in Corea del Sud vive una comunità cattolica, e Kim Ki-duk aveva già girato nel 2004 un film intitolato “La samaritana” (con una Maria Maddalena peccatrice, per sovrappiù). Si maltrattano animali, oltre agli umani. 

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