GLI EQUILIBRISTI

GLI EQUILIBRISTI

Un film salvato dai ragazzini. Rosabel Laurenti Sellers, la figlia adolescente rockettara con anfibi, piercing e pettinatura asimmetrica, buca lo schermo. La si guarda volentieri, assieme a Lupo De Matteo, il figlio piccolo, nel dramma familiare e negli intermezzi comici. Più volentieri dei genitori Barbora Bobulova e Valerio Mastandrea, che pure in altri ruoli abbiamo apprezzato. La Bobulova, soprattutto quando viene scritturata fregandosene degli stereotipi. Allora da bellezza tranquilla diventa una pornostar che vuole scrivere le proprie memorie e arruola come ghost writer Fabrizio Bentivoglio (il film è “Scialla” di Francesco Bruni, con Filippo Scicchitano che abbiamo ritrovato autista debuttante in “Un giorno speciale” di Francesca Comencini). Qui fa la madre di famiglia con la molletta nei capelli e il maglione vissuto con maniche troppo lunghe. Non importa se non ha una molletta nei capelli, o se il maglione le lascia i polsi scoperti, è il tipo umano che conta. Una che si fa in quattro, carica lavatrice e lavapiatti, poi legge qualche stucchevole sms del marito all’amante e lo caccia di casa. Valerio Mastandrea ci piace quando i registi e gli sceneggiatori non si dimenticano di scrivergli le parti e di dirigerlo. “Il più espressivo occhio assente visto negli ultimi anni” scrive Maurizio Porro sul Corriere della Sera, tanto per dare il tono del film. Il quarantenne sta nella categoria “cane bastonato che conserva eroicamente la sua dignità”, ma il tema si poteva svolgere in maniera più originale. Il regista ha un suo stile, e ce lo ricorda di continuo mettendo sempre tra lo spettatore e i personaggi una quinta, una mezza porta, un muro, qualsiasi altro oggetto sul set. La scelta dovrebbe suggerire cinema verità, inquadrature rubate, realismo. Ha l’effetto contrario: vediamo solo la ricercatezza e l’insistenza. La prima parte degli “Equilibristi” – leggi: padri che si separano e poi non riescono ad arrivare alla fine del mese – ha abbastanza personaggi bizzarri, quasi grotteschi, che poi spariscono perché incombe la tragedia (e l’albero di Natale). Il filippino badante, per esempio. O l’impiegato dell’anagrafe, sportello informazioni, che non riesce ad articolare le parole e manda a quel paese gli interlocutori (faceva sperare anche la scena di sesso in archivio). Partita di calcetto e canzone cantata in automobile confermano: sì, siamo in un film italiano.

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