L'INTERVALLO

L'INTERVALLO

La sorpresa alla Mostra di Venezia – ramo film italiani – non viene da “Gli equilibristi” di Ivano De Matteo, con Valerio Mastandrea e Barbora Bobulova (la versione drammatica di “Posti in piedi in Paradiso”, l’ultimo film di Carlo Verdone che ha dato il via al dibattito sui nuovi poveri, padri separati che finiscono a dormire in macchina perché “il divorzio è per i ricchi”). E’ “L’intervallo”, che come “Un giorno speciale” di Francesca Comencini gioca su due sconosciuti costretti a trascorrere insieme un certo numero di ore. Vince Leonardo di Costanzo, che pensa a due personaggi più interessanti di un giovane autista raccomandato e di una giovane attrice, forse escort, in cerca di raccomandazione. Sono Veronica, sedicenne che ha fatto uno sgarbo al capocamorra del quartiere, e Salvatore, che la deve sorvegliare. Chiusi in un ospedale abbandonato di Napoli (benissimo fotografato da Luca Bigazzi, sembrano le segrete del castello), possono solo parlare. O almeno ci provano, giacché lui non osa neppure guardarla, ed è molto scocciato per il ruolo di secondino, mentre lei è bella, sfacciata, provocatrice. La tentazione teatrale non ha il sopravvento, segno che lo sceneggiatore Maurizio Braucci – già nel team di “Gomorra” – ha lavorato bene.

 

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