RIBELLE - THE BRAVE

RIBELLE - THE BRAVE

Niente fiabe e niente canzoncine, stabilivano le regole dette della Pixar non ancora Disney-Pixar. Le regole non dette, riguardavano il rincorrersi tra tecnica e personaggi: all’inizio la grafica computerizzata consentiva vivacità solo ai giocattoli – per questo cominciarono con “Toy Story”, passando ai mostri pelosi, all’acqua trasparente con meduse di “Alla ricerca di Nemo”, al vecchietto sosia di Martin Scorsese, al robottino rugginoso. Un circolo virtuoso che finora non si era mai espanso a personaggi femminili (le ragazze vanno al cinema per vedere storie di maschi, ma non viceversa: il ragionamento tiene, ma per una ditta capace di farci adorare un ratto tra i fornelli e di versare lacrime per un robot muto e innamorato, viene il momento di rompere il soffitto di vetro). I riccioli rossi della principessa Merida sono uno spettacolo, dotati di vita propria e intonati al personaggio come mai accade nel cinema italiano, né con capelli propri né con parrucche. Si muovono sullo sfondo della Scozia medievale, altra grande sfida per disegnatori e animatori: la gente si vestiva a strati, con tessuti grezzi, tutto era ricoperto di muschio. Però c’è la favola, sia pure con un tocco femminista. E arrivano anche le canzoncine gorgheggiate in italiano da Noemi: “Il cielo toccherò” e “Tra cielo e aria” (è politica Disney non concedere il bene dei sottotitoli neanche quando cantano). Prodotto da qualsiasi altra ditta, “Ribelle” sarebbe un bel film, più per ragazzine che per la fascia di età dai nove ai novant’anni a cui la Pixar ci aveva abituato. Ma la trama semplice, pur arricchita dall’incantesimo che la strega – per volontà di Merida – getta sulla principessa mamma, l’insistenza sul “segui il tuo destino” (con i fuochi fatui che indicano la strada), deludono i Pixar dipendenti, abituati a intrecci più sofisticati. Il cambiamento è dentro di noi, certo che sì, ma il grido “Mai come mia madre” meritava uno svolgimento meno discontinuo. Si distinguono le scene tra mamma e figlia volute da Brenda Chapman, e le scazzottate aggiunte da Mark Andrews, il nerd con una passione per “Braveheart” che l’ha affiancata a metà corsa. Tre gemelli dispettosi e tre impresentabili principi azzurri forniscono gli intermezzi comici. Avanspettacolo: il cortometraggio intitolato “La luna”, scritto e diretto dal genovese Enrico Casarosa.    

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