LA FAIDA

LA FAIDA

Al cinema è arrivato tardi, andando a zig zag. Nato nel 1968 in California, Joshua Marston ha fatto il corrispondente da Parigi per Life, l’inviato dalla Guerra del golfo per la Abc, poi si è laureato in scienze politiche e solo come ultima tappa ha studiato cinema. Prende le sue storie dalla cronaca: “Maria Full of Grace”, che lanciò Catalina Sandino Moreno (poi scomparsa come capita a tante debuttanti reclutate per strada) raccontava una ragazza-mula colombiana con ovuli di droga nella pancia. “La faida” si sposta in Albania, scelta coraggiosa per un americano: buona parte della trama di “Sesso e potere” riguardava appunto la remota e sconosciuta nazioncina europea, perfetta carne da spin doctor. Entrambi sanno trasformare la notizia in una sceneggiatura che funziona. Nel villaggio ancora si vive e si mantiene una famiglia vedendo pane con un carrettino trascinato da un cavallo. Finché il vicino non impedisce di prendere la solita scorciatoia. Ci scappa il morto, e per il figlio maschio la sciagura del Kanun, albanese per “faida”. I maschi hanno salva la vita solo se rimangono chiusi in casa, quindi addio all’idea di aprire un sito internet (resta la consolazione degli sms e dei social network, qui se ne capisce l’utilità).

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