EVA

EVA

Retrofuturismo”: vuol dire mettere insieme la fantascienza e la nostalgia. Come quelli che riscoprono “La settima vittima” di Robert Sheckley con gli elegantissimi abiti moderni che Ursula Andress aveva in quel film, mentre faceva il safari umano con Marcello Mastroianni). Il libro esce in una nuova edizione, da Nottetempo: così finalmente tutti potranno rendersi conto che “Hunger Games” non racconta i reality show dei nostri tempi – crudeli fino a sacrificare i giovani, guardi a cosa conduce la tv – ma i riti di passaggio che fiorivano in altri tempi (e se agli albori della storia umana sono stati inventati, un motivo ci sarà pur stato). Vuol dire fare un film come Eva, senza gli effetti speciali di “Prometheus” (l’ultimo Ridley Scott che uscirà a ottobre, ammesso che da noi qualcuno lo voglia ancora vedere). Puntando su un ingegnere spagnolo che lavora sul progetto di un robot bambino. E su una bimba – figlia del fratello e della cognata - che sull’ingegnere esercita parecchio fascino. Anche perché è figlia di una sua ex fidanzata. Siamo nel 2041, la bambina viene osservata, presa a modello, studiata per farne un prototipo fabbricabile in serie. La fine dell’estate cinematografica porta questo clone meccanico, e il clone genetico di “Womb”.

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