BED TIME

BED TIME

Quando Christopher Nolan era soltanto un giovanotto inglese voglioso di far cinema (si era allenato tanto da solo con una cinepresa Super 8) girò un film intitolato “Following”: la storia di un ragazzo che segue per strada gli sconosciuti e finirà per entrare nelle loro case. Lo aiuta un ladro professionista, ma il nostro non ha scopo di lucro: curiosa nella scatola di latta dove ognuno tiene le cianfrusaglie più care. In “Ferro 3 – La casa vuota” di Kim Ki-Duk il protagonista entra in appartamenti non suoi per dormire sul divano, farsi una doccia, magari anche un solitario a golf (in cambio aggiusta gli oggetti che non funzionano). Siamo tutti guardoni, le cose e le vite degli esercitano un’attrazione irresistibile. Su questo si basa buona parte del successo ottenuto dal Grande Fratello, e di altri show in onda sul canale Real Time: di Tata Lucia possiamo fare a meno, ma certe case e certe camerette sono un romanzo (di quelli che gli scrittori italiani non scrivono). Fin qui, metà della fascinosa storia raccontata in “Bed Time”. L’altra metà riguarda il fastidio procurato dalla felicità altrui, o se preferite il sollievo che le disgrazie altrui ci procurano. Le due cose possono tranquillamente convivere. L’una non esclude l’altra neppure per uno scrittore come Gore Vidal. Era nato ricco e ben imparentato, era famoso, era metà di una duratura coppia gay che si amava senza prendersi la briga di scopare (della sontuosa villa di Ravello parliamo un altra volta). Ma non si vergognò di dire, né di mettere per iscritto nell’autobiografia: “Non basta avere successo, bisogna che i tuoi amici falliscano”. Figuriamoci cosa capita nella mente di un solitario portinaio di Barcellona , con le sopracciglione e le basette di Luis Tosar. (Dove lo abbiamo già visto? Era il capo della rivolta carceraria in “Cella 211”). Ha le chiavi per entrare in tutti gli appartamenti, e per trovare il punto debole di ogni inquilino. Prende di mira Clara, la bella casigliana che ogni mattina lo saluta sorridendo, ignara di scatenare l’inferno (qui nella trama entra un po’ di Stephen King, “Cose preziose”). Dal romanzo Mondadori di Alberto Marini, italiano che da tempo vive in Spagna e collabora con il regista della serie “Rec”, un gran bel film dell’orrore, girato in maniera classica. Niente videocamere ritrovate, per capirci. Astuto e spaventoso: torneremo a guardare sotto il letto prima di coricarci.

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