THE AMAZING SPIDER-MAN

THE AMAZING SPIDER-MAN

Dedicato a chi non distingue un supereroe dall’altro. A chi non capisce perché ci siano in giro tanti raddrizzatori di torti in tuta aderentissima. A chi non ammette che un regista in questo genere di film fa la differenza. A chi dice “o Sam Raimi o nessuno”, troppo affezionato al suo primo Spider-Man cinematografico, anno 2002. Grandioso, commovente per via dell’11 settembre (dalle riprese all’uscita del film crollarono le Twin Towers e qualche scena fu ritoccata al computer) e per “il grande potere che porta con sé grandi responsabilità”. Ma da qui a dire “Non avrai altro Spider-Man all’infuori di Tobey Maguire” ce ne corre. I registi contano, eccome, basta vedere con che piglio Joss Whedon ha diretto “The Avengers”, già noto come “nerdvana”. Marc Webb viene dalla commedia amorosa “500 giorni insieme” (chiamarla romantica non viene naturale, nei titoli di testa lei vien chiamata “stronza”, l’unico momento veramente felice per Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Lewitt è quando passeggiano all’Ikea, la regola che se ne ricava è “anche se vi piacciono le stesse schifezze non vuol dire che siete fatti l’uno per l’altro”). La mano si riconosce subito nel personaggio di Gwen Stacy, biondina per niente slavata. L’attrice è Emma Stone, l’avevamo vista in “Crazy Stupid Love” e in “Easy Girl”. Qui insidia Andrew Garfield – già morso dal ragnetto, sempre bravissimo – e cerca di ficcargli in testa che sta corteggiando proprio lui. Lo invita perfino a cena con mamma e papà e fratelli, perché il supereroe timido in amore si senta meno in imbarazzo che durante una cena a due. Basterebbe per dire come sono cambiate le tappe, dal primo incontro al primo bacio: ora la cena in casa non fa più da preludio al fidanzamento ufficiale. Tecnicamente si tratta di un reboot, ovvero di un nuovo inizio: neanche a Hollywood, e neanche tra mille traversie produttive, hanno avuto il coraggio di mettere in cantiere un vero sequel. Peter Parker cresce con gli zii (Sally Field e Martin Sheen, quasi irriconoscibile per via di una vistosa dentiera). Trova una valigetta lasciata dal padre. Deve vedersela con un lucertolone che fa il percorso inverso a quello dei coccodrillini buttati – secondo la leggenda metropolitana – nelle fogne di New York. Anche nelle scene d’azione Marc Webb se la cava benissimo: la scoperta dei superpoteri e il salvataggio del bambino sul ponte sono da antologia. 

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