CENA TRA AMICI

CENA TRA AMICI

Non avete idea di quante strade parigine siano dedicate a martiri, massacri, personaggi morti malamente. Ne fa un bell’elenco la prima scena del film, seguendo un Pizza Express in motorino. Da come viene trattato – ha suonato all’indirizzo sbagliato – già impariamo un sacco di cose sui padroni di casa. Lui un professore universitario di filosofia che ha in guardaroba solo completi di velluto (già lo immaginiamo seduto sulla cattedra, ché dietro la cattedra egli non si metterebbe neppure sotto tortura). Lei insegnante di liceo, stesso cardigan per tutti i giorni della settimana (e sospettiamo per tutte le stagioni: una delle caratteristiche dell’impegno intellettuale è che rende indifferenti al caldo al freddo e alla pioggia). Se volete continuare con santi decollati e rivoluzionari assassinati nella vasca da bagno, c’è “Metronomo – La storia di Parigi al ritmo del metrò” di Lorànt Deutsch (L’Ippocampo edizioni, in Francia ha venduto due milioni di copie). Prima però andate a vedere questo film, divertente come “Carnage” anche se ha alle spalle una pièce teatrale un po’ meno nobile, firmata nel 2010 dai due registi. “Il nome di battesimo”, diceva l’originale. Da una scelta incauta parte lo scatenamento familiare. Il professore di filosofia ha un fratello che ha fatto i soldi, quindi viene disprezzato in maniera neppure tanto sottile. Incontra una bella ragazza, decidono di avere un figlio, il nostro ne annuncia il nome durante una cena familiare (tra i partecipanti, anche l’amico di famiglia, suonatore di trombone in un’orchestra, dettaglio che già ci indirizza verso Georges Feydeau). Nessuno ci può credere, viene ricoperto di insulti dal professore di filosofia che – oltre a trattare male i precari che difende da lontano – ha le sue fisse sui margini di libertà altrui. Intanto la padrona di casa prepara la sua cena marocchina, che tutti odiano e trovano immangiabile, senza che nessuno abbia il coraggio di dirglielo in faccia. Succede così quando per cortesia ti scappa un commento educato a qualcosa che non gradisci, pur essendo l’unica cosa in tavola, e come ringraziamento la mangerai decine di volte “perché ti era tanto paciuto”. La discussione degenera, tra storie di ordinaria crudeltà familiare (molto ben gestite) e colpi di scena (molto ben inventati, se si tien conto che dal salotto non usciamo mai). Attori impeccabili. Dita incrociate per il doppiaggio.

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