TAKE SHELTER

TAKE SHELTER

Jeff Nichols era in concorso a Cannes 2012 con “Mud”, bella storia alla Mark Twain con due ragazzini che cercano avventure su un’isola. Trovano Matthew McConaughey, che mangia solo fagioli in scatola e progetta di rimettere in sesto una barca (al momento si trova sull’albero dove l’uragano l’ha scaraventata, e viene usata per dormirci, mentre i ragazzi l’avevano adocchiata per farne il loro rifugio segreto). Gli procurano cibo e gli fanno da messaggeri d’amore. Quando rubano per lui un motore nautico il vicinato comincia a insospettirsi. Nel 2011 aveva vinto la Settimana della Critica con questo film, arrivato dal Sundance alla Croisette con l’etichetta del capolavoro (il primo film girato dal regista di Little Rock, Arkansas, fu l’altrettanto ben accolto “Shotgun Stories”). E con molti complimenti per il lavoro di Michael Shannon, che era il matto della porta accanto in “Revolutionary Road” di Sam Mendes. L’attore ha la faccia giusta – e le giuste sopracciglia – per i personaggi mentalmente instabili, come il matricida di “My Son, My Son What Have Ye Done” di Werner Herzog (la poveretta viene uccisa con una spada antica, mentre prende il tè con le amiche; il quartiere ha giardini ornati da ridicoli fenicotteri, un grado sotto i Nani e Biancaneve). In “Take Shelter” fa sogni orribili: olio per motori che piove dal cielo, il cane di casa che lo azzanna, l’incidente stradale sotto la pioggia, i mobili del soggiorno che improvvisamente si alzano a mezz’aria. Figlio di madre schizofrenica, ricoverata quando lui aveva dieci anni, pensa di averne ereditato la malattia. Ma nello stesso tempo pensa che il compito del bravo padre di famiglia dell’Ohio sia proteggere moglie e figlia dall’uragano che si avvicina, forse solo nella sua mente. Indebitandosi, costruisce un rifugio costoso per proteggersi dalla tempesta, e intanto va dallo psichiatra con l’autodiagnosi fatta sui libri. Lo spettatore, come la consorte Jessica Chastain – meno incisiva del solito, in abitini da casalinga preoccupata per la figlia sorda dalla nascita – resta sospeso tra le visioni e la realtà di tutti i giorni. Gli uragani esistono e fanno vittime, dopotutto. E anche i paranoici – dice il saggio – possono avere dei nemici. Ve l’abbiamo fatta breve: il film dura due ore, non tutte necessarie. E più di una volta scivola verso la catatonia.

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