JULIE & JULIA

JULIE & JULIA

Eravamo convinti che lo Smithsonian fosse un gran bel museo ancor prima di sapere che in quelle sale c’era la cucina di Julia Child. Cucina americana – così si chiamavano nell’Italia di Carosello (il passo successivo nella scala sociale era la lavatrice ammirata dalla famiglia intera, sistemata in mezzo alla stanza come una scultura moderna) – costruita su misura: la cuoca che fece scoprire la cucina francese negli Stati Uniti era alta e non proprio esile. La regista Nora Ephron ottiene l’effetto affiancando a Meryl Streep l’attore Stanley Tucci, nella parte del consorte amatissimo che faceva l’ambasciatore e la portò a Parigi. Folgorata da una sogliola irrorata di burro color nocciola (è buonissima, quindi se conosciamo i principi della dietologia deve fare malissimo), frequenta la scuola di cucina con i maschi (alle femmine nella prima lezione insegnano a bollire le uova, i futuri cuochi Cordon Bleu tagliuzzano montagne di cipolle), e scrive “Mastering the Art of French Cooking”, ormai alla sua 49esima edizione. Più che un libro di cucina, sembra la sigla di “Dexter”, il serial killer che mette i propri istinti omicidi al servizio del bene. Insegna a disossare le anatre, a calare le aragoste vive nell’acqua bollente, a fiammeggiare il pollo, a ricavare gelatina dallo zampetto di maiale. Le anime sensibili possono limitarsi a brasare, tagliuzzare, farcire, ricucire, scottare, sbattere con polso energico, usare burro in quantità. La dichiarazione d’amore del marito a Julia Child sarà infatti “sei il burro sul mio pane”. Mentre “Passion. Ambition. Butter” è lo slogan che compare sul manifesto originale del film. Impara bene la lezione una quasi trentenne aspirante romanziera che di giorno lavora in un call center (sostegno ai sopravvissuti dell’11 settembre) e la sera si dedica al blog. 542 ricette, tante ne contiene il ricettario di Julia Childs, da provare in un anno, partendo dal mitico boeuf bourguignon. Tratto da “due storie vere”, così come le racconta “Julie & Julia” di Julie Powell (da Rizzoli), il film è collocabile più sul versante chick lit che su quello “Il diavolo veste Prada”. Meryl Streep si diverte moltissimo a rifare le trasmissioni in bianco e nero che resero famosa la cuoca (c’è anche l’imitazione di Dan Ackroyd, tratta dal Saturday Night Live: French Chef in un lago di sangue con un dito mozzato dal trinciapollo). Amy Adams è molto carina ma sparisce.

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