DETACHMENT – IL DISTACCO

DETACHMENT – IL DISTACCO

Scoppia l’estate, gli italiani non vanno al cinema. Probabilmente ci andrebbero, se fossero in cartellone “Prometheus” di Ridley Scott (non proprio celebrato da quelli che l’han già visto, ma annunciarlo come il prequel di “Alien” basta per far venire un po’ di voglia). Oppure “Brave” di Mark Andrews, primo film della Pixar con una femmina protagonista, in anteprima al festival di Taormina e nei cinema a settembre. Basterebbe anche “Reality” di Matteo Garrone, o qualche altro film visto a Cannes, da “Moonrise Kingdom” di Wes Anderson a “Killing Them Softly” con Brad Pitt. Ha senso ricominciare da zero il lancio pubblicitario, quando l’effetto festival darà esaurito? Il buon senso direbbe no, e i blockbuster americani già circolano su internet, inutile far finta di non saperlo, la politica dello struzzo per chi si occupa di comunicazione paga pochissimo. Arriva invece questo film di Tony Kaye, il regista di “American History X” con Edward Norton. Ambiente scolastico, intermezzi con lavagne e gessetti (l’unico dettaglio originale), Adrian Brody che sfodera tutta la sua malinconia. Da piccolo ha subito un trauma familiare. Da grande fa il supplente. “Il migliore in circolazione”, dice la preside,  e pure lui capisce che non si tratta esattamente di un complimento. In classe tiene testa al bullo della scuola, capisce la bellezza interiore della ragazza grassa con la passione della fotografia (l’attrice è Betty Kaye, figlia del regista). Fuori si intenerisce per una puttana minorenne in calze a rete, la accoglie in casa sua, va a trovare di tanto in tanto il padre ricoverato con l’Alzheimer. Nulla che trascini lo spettatore, e le inquadrature del nasone di Adrian Brody che spiega quel che da soli abbiamo già capito da un pezzo non aiutano. Ogni tanto appare James Caan, altro insegnante che cerca di convincere una bella ragazza a mettersi il reggiseno almeno in classe (non che ne abbia bisogno, ma c’è comunque una differenza tra la scuola e una discoteca). Ogni tanto appare Lucy Liu, con gli occhiali perché deve prendersi cura degli allievi difficili, e spesso le scappa la pazienza. Spiace accanirsi sui piccoli film e sulle piccole case di distribuzione, si ha sempre la sgradevole impressione di sparare sull’ambulanza. Ma con tutta la buona volontà, “Detachment” resta materia da dibattito sociologico, alla voce: “Disastri dell’istruzione americana”.

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