LE PALUDI DELLA MORTE

LE PALUDI DELLA MORTE

La palude nasconde i cadaveri e rallenta i passi dei detective, che perlustrandola hanno un bel po’ di tempo per discutere del bene e del male. Mentre i personaggi riflettono sulle cose del mondo, sulle durezze del mestiere, sui pochi indizi a disposizione, lo spettatore si interroga sulle figlie di papà e sul fatto che il talento non si eredita. Ami Canaan Mann ha per genitore Michael Mann e non perde occasione per ricordarcelo. Papà produce il film, accolto a Venezia con tutti gli onori. Finché era un titolo nel programma: dopo la proiezione gli entusiasmi si sono raffreddati. Il campione dei raccomandati resta comunque Brandon Cronenberg, che in “Antiviral” ha scopiazzato un vecchio film di David Cronenberg: non ricordiamo di aver mai visto tante siringhe su sfondo di mattonelle bianche, di provette, di vetrini, di medici che ti iniettano i germi delle tue celebrities preferite (siamo nel futuro e il quarto d’ora di notorietà che secondo Andy Warhol spetta a ognuno di noi si è trasformato in una pustola, in un attacco di febbre, in un herpes, in un livido). Il poliziotto Sam Worthington era sposato con la poliziotta Jessica Chastain, che lavora nella giurisdizione accanto. Si sono lasciati così male che lui non vuol riunire le forze per investigare su un assassino di fanciulle nei Texas Killing Fields (così il titolo originale del film: un postaccio, siamo avvertiti, dove neanche gli indiani osano metter piede). Il collega non insiste più di tanto: meglio un serial killer in libertà che due ex coniugi litigiosi. Lo sfondo è suggestivo, la fotografia sfuocata fa di tutto per renderlo ancora più suggestivo, quando compaiono case e cittadine sono inquadrate con tecnica da film dell’orrore. Sospettiamo di tutti, chiunque sembra avere almeno un segreto, anche se il dipartimento sceneggiatura non sembra essersi ammazzato di fatica o di riletture (papà-produttore ha decisamente sopravvalutato il talento narrativo della figlia). Nelle “Paludi della morte” è facile perdere il filo, capita ogni tanto di chiedersi: “Ma chi è costui?”. Va a finire che la trama poliziesca fa da pretesto allo studio d’ambiente (dettaglio che rende inutili gli sforzi fatti per tenere a mente gli indizi). Più dei detective appassiona Chloe Moretz, cresciuta da una madre piuttosto promiscua. Bella, brava, e riconoscibile all’istante.

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