LA MIA VITA E’ UNO ZOO

LA MIA VITA E’ UNO ZOO

Il grizzly è depresso e sputacchia, la tigre piena di acciacchi non vuole mangiare (si parla pure di eutanasia), i serpenti scappano dal terrario e vanno raccolti a manciate. Lo zoo appena comprato nel sud della California non sembra un affare, la scarsa esperienza del nuovo padrone Matt Damon peggiora le cose. Dopo un po’ si ammutina anche lo staff: lo scimmiologo, lo specialista di recinti (le gabbie non usano più), la custode Scarlett Johansson. L’ispettore in visita a sorpresa impedisce di aprire prima che finiscano i risparmi. Non proprio allettante, l’ultimo film di Cameron Crowe, che diciassettenne già collaborava a Rolling Stone.  Sei anni sono passati da “Elizabethtown”, con Kirsten Dunst e Orlando Bloom, che a noi piacque molto ma siamo in scarsa compagnia: gli adepti del regista preferiscono “Almost Famous” (su “Vanilla Sky”, remake del bel thriller spagnolo “Abre los ojos” diretto da Alejandro Amenabar, meglio tacere). Lo zoo è sfasciato come la vita del protagonista, vedovo con due figli. Lo ha comprato per l’aria buona, per sfuggire alle paturnie, perché è stufo delle pietose signore che gli riempiono il frigo di lasagne, e perché il fratello – Thomas Haden Curch ai minimi storici della recitazione – gli ha raccomanda di non chiudersi in casa. Avevo detto “human interaction”, sarà costretto a precisare quando riceve la notizia dell’acquisto. Colpa della figlioletta che finalmente sorride mentre dà da mangiare ai pavoni. Il figlio adolescente è meno entusiasta, gli amici sono rimasti in città (e sappiamo che disegna teste mozzate e mostri, mentre il preside vorrebbe arcobaleni e fiorellini). Non sa ancora che vicino allo zoo vive la bellissima Elle Fanning, che già aveva fatto girare la testa a due coetanei in “Super 8” di J. J. Abrams (lì si trucca da zombie, ed è un incanto). A una storia vera come questa – l’incauto compratore di zoo era inglese, si chiamava Benjamin Mee, si licenziò dal giornale, visse felice e contento pulendo gabbie, pardon “recinti” – è difficile togliere le incrostazioni di zucchero. Cameron Crowe neanche ci prova, per dire le cose come stanno. Anzi: aggiunge tramonti infuocati e teneri primi piani di bambinetta ogni volta che può. Abbonda con le musiche strappacuore made in Islanda, firmate da Jónsi dei Sigur Rós. Saltiamo un giro in attesa di “Madagascar 3 – Ricercati in Europa”.

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