LA GUERRA E’ DICHIARATA

LA GUERRA E’ DICHIARATA

Michael Haneke ha vinto la Palma d’oro a Cannes con “Amour”, film di senili sofferenze (però, come diceva il comico George Burns, morto centenario: “La vecchiaia non è così male se pensiamo a qual è l’alternativa”). Uscirà nelle sale il 26 ottobre, con i suoi magnifici attori Jean-Louis Trintignant e Emmanuelle Riva (che tanto ci tediò in “Hiroshima mon amour”, diretto da Alain Resnais e scritto da Marguerite Duras: un’accoppiata più efficace del Tavor). Realismo duro e puro per l’austriaco, che arrivato ai settanta comincia anche lui ad avere “il suo terzo pensiero” rivolto alla morte, e vuole tenerci al corrente (prima giocherellava tra apocalissi con lupi, femmine masochiste, decostruzioni di film horror). All’opposto sta Valérie Donzelli, che mette in scena la sua dolorosa storia attraversando la commedia e il musical. “Sua” vuol dire che qualche anno fa l’ha vissuta, che l’ha scritta e la recita (oltre a dirigerla), che ha voluto come co-protagonista Jérémie Elkaïm, all’epoca il suo uomo, nonché padre del bambino che nel film si ammala gravemente (ora sono separati). In scena lui si chiama Roméo e lei Juliette, all’inizio ci scherzano: “Siamo destinati a tremende sofferenze”. Fanno subito un bambino che dorme pochissimo, piange sempre, quando non strilla mangia, e al nido sembra un po’ diverso dai coetanei. La dottoressa che lo visita, nell’imbarazzo della tremenda diagnosi, alza un telefono giocattolo per chiedere un ricovero d’urgenza e un’operazione al cervello. Non lasciarsi scappare neanche una lacrima inutile, in simili circostanze, ha del miracoloso. Eppure succede. Avere la lucidità di ricordare le sciocchezze (sempre negative, o al limite della gaffe) che la gente dice in queste situazioni per farti coraggio, lo è altrettanto. E succede anche questo. Quanto alle rispettive famiglie, non potrebbero essere più diverse: Juliette ha padre e madre borghesi, Roméo ha una mamma che vive con una donna (e si capisce che prima della disgrazia non c’era stata occasione per le presentazioni ufficiali). “La guerra è dichiarata” sta lontano dal cinema del dolore, ed è uno splendido esempio di come si raccontano allo spettatore i fatti propri.

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