MEN IN BLACK III

MEN IN BLACK III

Gli alieni sono tra noi. Da un sacco di tempo. Non fanno danni, basta contingentarli e tenerli separati, in modo che non litighino troppo tra loro. Se necessario, intervengono i “Men In Black”: fanno il lavoro sporco, ripuliscono i bassifondi, sparano un flash in faccia agli eventuali testimoni per cancellare dalla memoria il lavoretto che riporta il mondo in equilibrio. Will Smith (alias Agente J) e Tommy Lee Jones (alias Agente K) l’hanno fatto per due film. Uno divertente nella sua assurdità, un altro meno riuscito. Ci voleva qualcosa per rilanciare la formula inaugurata nel 1997: un’eternità in termini di film d’azione, che pesa ancora di più sui film d’azione autoironici con derive pop. Nel primo film erano state smascherate alcune celebrità di origine extraterrestre, a cominciare da Elvis Presley. Qui a farne le spese sono Mick Jagger, Andy Warhol, e l’intera sua Factory (mica è gente normale quella che va in giro conciata a quel modo, una vita passata a disegnar banane e scatole, e ad aggiustarsi la parrucca). Già, perché siamo tornati alla fine degli anni Sessanta – ormai epoca da film in costume. Da una prigione di massima sicurezza Lunar Max, con l’aiuto di una torta e di una slinguazzante signorina, evade Boris l’Animale. Missione: tornare indietro nel tempo per uccidere l’agente K, prima che l’agente medesimo lo faccia arrestare (e piazzi un sistema di sicurezza che gli alieni, di qualsiasi fattezza e numero di zampe non gradiscono). Salto indietro di quarant’anni anche per Will Smith, che non intende rinunciare al taciturno collega. Da giovane, Tommy Lee Jones è Josh Brolin: la scena madre si svolge a Cape Canaveral, prima del lancio dell’Apollo 11. Così il repertorio dell’epoca è completo, e lascia aperte molte possibilità per i nuovi episodi: gli americani sono andati sulla luna davvero, o hanno solo incaricato Stanley Kubrick di falsificare i filmati? (Le prove sono nel delirante documentario “Room 237” dove 237 dovrebbe indicare, zeri a parte, i chilometri tra terra e luna, dato naturalmente non confermato dalle enciclopedie). “Men in Black III” ha parecchie scene spassose, per esempio la sparatoria al ristorante cinese di pesce freschissimo (e mostruoso quanto i camerieri dalle molte zampe, o branchie, o tentacoli). Un simpatico hippie con berretto peruviano vede tutti i futuri possibili. Quindi non conviene fidarsi.

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