QUELLA CASA NEL BOSCO

QUELLA CASA NEL BOSCO

Si sente lo zampino di Joss Whedon, inventore di “Buffy l’ammazzavampiri” e regista di “The Avengers” (supereroi narcisi e litigiosi: uno spasso e un nuovo significato per le parole Super Io). Firma la sceneggiatura assieme a Drew Goddard, che aveva scritto “Cloverfield” e qui debutta nella regia. Le case nel bosco o sono stregate o al cinema non hanno diritto di cittadinanza. Quindi siamo preparati. Cinque giovanotti da manuale – la ragazza generosa di sé, la timida, lo sportivo, il secchione e il fumato fuori di testa – partono per il fine settimana in una landa remota dove il cellulare non prende. Pure con il serbatoio mezzo vuoto. Li mette in guardia il solito bifolco demente, sdentato e sputacchiante. Altro punto fermo nei film dell’orrore (il critico Roger Ebert si meraviglia che in tempi di YouTube e Vimeo nessuno abbia ancora prodotto un montaggio di tutta ’sta gentaglia, cominciando da “Un tranquillo weekend di paura”). Non aspettatevi “Scream”: qui il gioco sugli stereotipi dell’orrore (non solo inteso cinematografico) è più astuto e scatenato. Nella prima scena, due tizi controllano una parete di schermi, tra frizzi e lazzi da colleghi di lavoro: su uno degli schermi compare la casa nel bosco (lo chalet smontato come un cubo di Rubik, sul manifesto, avrebbe dovuto già suggerirvi qualcosa). I nostri non resistono a una visita in cantina, dove trovano diari di fanciulle sottoposte a riti orribili, armi da taglio (lisce e seghettate), ganci da macellaio, bambole sinistre. Una collezione che chiunque lascerebbe stare, andando a bersi un tè caldo davanti al camino. Ma i cinque non riescono a staccare lo sguardo e la mente. Intanto i controllori osservano, scommettono, fanno battute, si disperano perché nella cantina tutti aprono il diario della seviziata e nessuno si concentra mai sul conchigliame. Scopriamo che altri reality simili sono in corso dappertutto: il più divertente è quello giapponese, con la solita spettinata a piedi nudi che perseguita le bambine di un asilo. Quando finalmente i tasselli vanno al loro posto, gran colpo di scena (che ha una vaga parentela con il reality di “Hunger Games” e con il film “Martyrs”, diretto qualche anno fa dal francese Pascal Laugier). Spaventa per davvero, e fa ridere davvero.

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