MARGIN CALL

MARGIN CALL

Lode al direttore del casting, che ha messo insieme un gruppo di attori ex famosi, quasi famosi, celebrati – a volte coincide con “rovinati” – per un ruolo indimenticabile, in cerca di un ruolo che gli cambi la carriera. Di Demi Moore ancora ridiamo per “Soldato Jane” (flessioni fatte su una sola mano) e per “Striptease” (“Ghost”, accanto a Patrick Swayze, e “Proposta indecente”, a fianco di Robert Redford, sembravano avviarla a cose migliori). Dopo “I soliti sospetti” e “American beauty”, Kevin Spacey si è impantanato in una serie di film inguardabili, tra cui “Un sogno per domani”, ovvero “fai una cosa buona per ogni cosa buona che il prossimo ha fatto a te”. Finito il sodalizio con David Cronenberg, Jeremy Irons si era fatto travestire da vecchia signora in un film di Claude Lelouch. E anche in “Callas Forever” di Franco Zeffirelli stringe il cuore: sembra incredibile che in un passato neanche tanto lontano sia stato considerato un sex symbol. Zachary Quinto, dopo il grande debutto nel prequel di “Star Trek” firmato J. J. Abrams – giovane vulcaniano, con sopracciglioni e orecchie a punta – sembrava scomparso dai radar. Paul Bettany era in “Dogville” e in “Master and Commander” prima di farsi monaco albino nel “Codice da Vinci (una parte che da sola basta a rovinare una carriera). L’unico del cast che aveva una carriera senza macchie è Stanley Tucci: in “The Big Night” cucinava timballi, in “Hunger Games” di Gary Ross fa il maestro di cerimonie, interrogando i concorrenti del reality. In mezzo, “Il diavolo veste Prada” e “Julie and Julia”. Si capisce che i soldi erano pochi, e il regista (nonché sceneggiatore) J. C. Chandor ha fatto di necessità virtù. Senza bisogno di tanti calcoli, come capita a Brad Pitt in “L’arte di vincere” (qual è la squadra vincente al minor prezzo?) mette insieme un gruppo ben assortito. E regala a ognuno dei suoi attori un ruolo ben scritto, lontano dalle figurine buone che combattono le figurine cattive. Siamo in una grande banca d’affari americana alla vigilia del disastro datato 2008. Non fu un fulmine a ciel sereno: tra titoli tossici e mutui subprime bastava fare i conti per capire che qualcosa di grave poteva succedere. Qui chi sa far di conto è il primo dei licenziati. Per fortuna sta tutto su una chiavetta, e basta un allievo diligente per scoprire il guaio. E avvertire i superiori, che a loro volta avvertiranno i superiori.

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