THE RUM DIARY – CRONACHE DI UNA PASSIONE

THE RUM DIARY – CRONACHE DI UNA PASSIONE

Comincia con “Nel blu dipinto di blu”, come l’ultimo film di Woody Allen. Per fortuna non siamo a Roma ma a Portorico, in una camera d’albergo dove Johnny Depp in boxer e calzini riemerge da una sbronza colossale (nei fumi ha sfasciato il frigobar: “In cerca di noccioline”, spiega al cameriere del servizio in camera). Occhiali scuri e una sommaria ripulita, lo ritroviamo nella redazione di un quotidiano. Viene assunto (altri candidati non si presentano) anche se il giornale non se la passa tanto bene. E’ un resoconto abbastanza fedele dell’arrivo sull’isola di Hunter Thompson, promettente giornalista che era già stato assunto da Time e licenziato per insubordinazione. Non rispettava le scadenze, e fu la sua fortuna: un giorno, come al solito in ritardo nella consegna, mandò al giornale le pagine strappate dal taccuino di appunti e inventò quel che oggi si chiama Gonzo Journalism (per capirci: il tipo di articolo in cui il cronista occupa tutto lo spazio a disposizione). La Portorico ad alto tasso alcolico viene prima delle droghe di “Paura e delirio a Las Vegas”, il film di Terry Gilliam in cui Johnny Depp fa per la prima volta da controfigura a Thompson (con le stesse camicie a fiori che poi abbiamo visto addosso al camaleonte “Rango”, doppiato in originale proprio da Depp). Entrambi del Kentucky, erano molto amici. Fu l’attore a ritrovare tra le carte dello scrittore morto suicida a 67 anni il manoscritto di “The Rum Diary” (esce da Baldini Castoldi Dalai con il titolo “Cronache del rum”). Dopo averne rispettato le ultime volontà – sparare le ceneri del defunto in aria, con un cannone da 50 metri – fece pubblicare il libro. Non vedeva l’ora di recitare in questo film di cui è anche produttore, e altri ne minaccia (nel caso, suggeriamo venti minuti in meno e una sceneggiatura meno ovvia: per rendere giustizia alla prosa di Thompson non basta mostrare gente che si impasticca). Disperso invece, per gli spettatori italiani, un altro film tratto da Thompson: “Where The Buffalo Roam”, con Bill Murray e Peter Boyle (era la creatura in “Frankenstein Junior”). I primi incarichi al giornale non sono granché: oroscopi e interviste ai turisti. E neanche il collega Morgen: “Il suo cervello era così marcio per l’alcol che quando cercava di avviarlo sembrava un vecchio motore ingolfato rimasto inzuppato troppo a lungo nel lardo”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi