PIRATI! BRIGANTI DA STRAPAZZO

PIRATI! BRIGANTI DA STRAPAZZO

Quanta grazia. Quanta abbondanza. Quanta accuratezza nei dettagli d’epoca: i titoli di coda – andrebbero guardati al rallentatore – sono una piccola enciclopedia dell’umorismo made in Aardman e del mondo londinese che circondava la regina Vittoria. Quante controscene comiche, non si fa in tempo a goderle tutte. Quanti pirati fuori di testa: il capitano Jack Sparrow con bandana e occhi truccati ha aperto la strada (prima del suo successo i bucanieri erano considerati veleno per gli incassi), qui si aggiungono una fanciulla travestita e un timido albino. Quanti abbordaggi alle navi sbagliate, piene di lebbrosi che nel dichiararsi tali perdono un braccio. Convincendo Capitan Pirata che non potrà mai vincere il titolo di Pirata dell’anno, presentato come un talent show dal solito imitatore di Elvis Presley biancovestito. Come se non bastasse, la curvilinea Regina Vittoria – che ha una sua società segretissima e accoglie le navi in porto come una Statua della Libertà munita di fiaccola – considera i corsari suoi nemici personali, oltre che dalla nazione. Come una perla, nel già ricco film d’animazione di Peter Lord e Jeff Newitt (che arriva a brevissima scadenza dopo la fantasmagoria natalizia “Il figlio di Babbo Natale”) irrompe il giovane Charles Darwin. “Pirates. In an Adventure with Scientist” era il titolo del romanzetto di Gideon Defoe, che alla sua banda di sfigati ha regalato altre ridanciane avventure con la partecipazione speciale di Napoleone, di Achab e della balena bianca, di Karl Marx e Friedrich Engels. L’evoluzionista da giovane – siamo nel 1837, “L’origine delle specie” sarà pubblicato nel 1859 – aveva un problema con le ragazze, e un problema ancor più serio con la teoria che lo avrebbe fatto diventare famoso. Ha una scimmia come maggiordomo, che gli somiglia come una goccia d’acqua e parla con didascalie su cartoncino. Ma alla Royal Society vuole presentare il Dodo che il Pirata e la sua ciurma hanno scambiato per un pappagallo fuori forma (“Nessun Dodo si è estinto durante la lavorazione di questo film” certifica una scritta, sempre nei titoli di coda). La tecnica è mista: figure in plastilina animate a mano e pazientemente riprese fotogramma per fotogramma, immagini al computer per il mare e le tempeste. Così ben combinate che non notiamo le cuciture

 

 

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