PICCOLE BUGIE TRA AMICI

PICCOLE BUGIE TRA AMICI

Il film ha acquistato valore con il tempo, soprattutto agli occhi degli spettatori italiani (i francesi avevano maggior familiarità con il cast, e un “Grande freddo” nazionale per quasi quarantenni mancava all’appello). Quando Guillaume Canet girò il film, nel 2010, scritturando la fidanzata Marion Cotillard e buona parte dei suoi amici attori, Jean Dujardin non era ancora il divo internazionale premiato con l’Oscar per “The Artist”. François Cluzet non aveva ancora avuto la parte del miliardario teraplegico alle prese con il suo badante nero in “Quasi amici”: personaggio che ogni attore a caccia di medaglie sogna, e va a merito dei registi Olivier Nakache e Eric Toledano non averlo trasformato in una macchietta. Svolta che avverrà puntualmente nel caso di un remake italiano (nel remake americano rischia di più il personaggio di Omar Sy, già accusato di propagare sterotipi razzisti). Jean Dujardin-Ludo sparisce quasi subito, all’ospedale per un incidente di motocicletta. Da qui il primo dilemma per la compagnia di amici che come ogni anno va a Cap Ferrat per una vacanza. Restare al capezzale del ferito? Oppure partire lo stesso, perché “Ludo avrebbe voluto così”. Guillaume Canet inaugura così la serie di mezze verità e bugie bianche, raccontate a se stessi prima che agli altri, che tengono insieme il film. Altre riguardano chi ha fatto i soldi e chi è rimasto fricchettone, chi ospita e chi scrocca, chi appesta con le sue delusioni d’amore, chi per evitare malinconie tiene a distanza i corteggiatori, chi gira il mondo con la chitarra a tracolla e chi crede nell’ecologia. C’è anche un confessionale da Grande Fratello, sotto forma di un indigeno che fa da spalla a tutti (e non perderà occasione di offrire le sue ricette, verso la fine di un film che dura due ore e mezzo, non tutte necessarie: l’acido realismo delle scene iniziali annaspa cercando un finale adeguato). Le questioni da sviscerare attorno al tavolo della colazione sono speziate dal segreto che lega Vincent (Benoît Magimel) a François Cluzet (nel film si chiama Max). Sono entrambi sposati, ma Vincent ha appena dichiarato il suo amore all’amico, per anni frequentato in modalità cameratesca. L’interessato finge disinvoltura, giacché non possiamo non dirci gay friendly. Aumenta però la distanza di sicurezza e censura ogni contatto casuale con occhiate incenerenti.

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