LA FURIA DEI TITANI

LA FURIA DEI TITANI

Qualche risata ce la siamo fatta. Di secondo e magari terzo grado, quindi non previste dagli sceneggiatori, dal regista, dal fabbricatore di effetti speciali. Il pasticcio mitologico – difficile chiamarlo con un altro nome, e non vuol essere un’offesa, solo un’etichetta – qualche occasione la offre. Va pur detto che eravamo lì per lavoro, e forse chi paga il biglietto senza reminiscenze liceali ha diritto a divertimenti meno complicati. Son passati dieci anni dal primo film: “Scontro di titani” diretto da Louis Leterrier. Perseo figlio di Zeus aveva sconfitto il Kraken, per poi ritirarsi a vita privata da pescatore di sardine e padre single. Un mostro marino può bastare, anche per un semidio (ritroveremo il terrore dei mari in “Pirati – Briganti da strapazzo” della ditta Aardman di “Galline in fuga”, la prossima settimana: il giovane Darwin cerca di spiegare a uno stupido bucaniere che certi mostri sono disegnati sulle carte per puro ornamento). La crisi arriva per tutti, anche per gli dei dell’Olimpo. Gli umani non pregano più, li immaginiamo intenti a mandarsi tweet attaccati alle zampette di piccioni viaggiatori. I superpoteri svaniscono e come se non bastasse il carcere di massima sicurezza noto come Tartaro sta cadendo a pezzi. Siccome lì viene tenuto prigioniero Cronos, padre spodestato di Zeus, Ade e Poseidone, i maschi di famiglia smaniano e meditano un piano. Non per il bene loro, ma per quello dell’umanità: risulta infatti che nel Tartaro (astutamente progettato da Efesto quando ancora non era in disgrazia) alberghino parecchie creature in grado di scatenare un’apocalisse. Meglio: un Grande Nulla tolto pari pari da “La storia infinita”, romanzo di Michael Ende e film di Wolfgang Petersen. La chiamata alle armi scomoda cugini sconosciuti a Perseo (ogni volta che appare un personaggio viene presentato con un discorsetto per chiarire le parentele) e pure un cavallo alato che ormai vola storto e rischia di essere abbattuto dal fuoco amico della regina Andromeda (Rosamund Pike, che era Miriam in “La versione di Barney”, sfoggia uno spacco da amazzone vestita Versace). I Ciclopi della foresta annusano gli umani, all’improvviso sembra di stare in una favola con l’orco: “ucci ucci sento odor di cristianucci”. Potrebbe Perseo starsene in disparte? Certo che no, Spiderman fa scuola: “Un grande potere implica grandi doveri”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi