IL MIO MIGLIORE INCUBO!

IL MIO MIGLIORE INCUBO!

Per provenienza e carriera, gli attori sono distanti quanto i loro personaggi. Nella fiction, Isabelle Huppert è Agathe, direttrice di una fondazione dedita all’arte contemporanea (significa che, prima o poi, l’orinatoio di Duchamp sarà scambiato per il bagno dei visitatori, o qualsiasi altra gag equivalente). Benoît Poelvoorde è Patrick, il tipo che potrebbe trattare Duchamp come un rappresentante di cessi, o disegnare cazzetti a pennarello su certe opere d’arte incomprensibili senza un manuale di istruzioni (si ringrazia Hiroshi Sugimoto per aver prestato le sue artistiche fotografie, e il critico d’arte collettivo per la frase “il bianco non è realmente bianco”). La gelida attrice domina il cinema francese d’arte e cultura fin da quando girò “La merlettaia” di Claude Goretta: un ritratto di fanciulla campagnola innamorata e offesa che ce la rese antipatica all’istante, anche se era ispirato al dipinto di Vermeer (che nel frattempo da pittore per cineasti nouvelle vague è diventato ispirazione per la scrittrice da best seller Tracy Chevalier). Ancora non sapevamo cosa sarebbe accaduto in seguito: un tormento dopo l’altro, culminati in “Captive” di Brillante Mendoza: pensate all’“Isola dei famosi” per intellettuali, con sanguisughe e scorpioni. Il simpatico e bruttarello Benoît Poelvoorde batte bandiera belga, questo già basterebbe per scavare un abisso tra i due. Aggiungete che fa il comico, che il suo primo film di successo – “C’est arrivé près de chez vous”, molto amato da Quentin Tarantino – era un mockumentary su un serial killer, che ha recitato in “Astérix” ed era il doganiere idiota in “Niente da dichiarare”. Si incontrano per volontà di Anne Fontaine. L’idea del film viene da un episodio di vita vissuta (così si diceva quando i fatti personali erano diffusi dai settimanali o dalla narrativa popolare, non da Internet o dai romanzi che scalano le classifiche e si candidano al Premio Strega). Agathe e Patrick si incontrano perché i figli sono amici, altre occasioni non ne avrebbero: lui vive in un furgone, fa lavoretti saltuari, corteggia femmine con le tette grosse, dettaglio che nella  Parigi chic segnala bassa estrazione sociale e gusti volgari. Per gli spettatori italiani, abituati a esplosioni di tette, è una battuta che non fa ridere. Dovrebbe sopravvivere meglio al doppiaggio l’irritante fidanzatina che ascolta il canto delle balene.

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