17 RAGAZZE

17 RAGAZZE

La commissione censura è tornata sui suoi passi, rimediando alla figuraccia. Molto ci vorrà per togliere di mezzo l’illusione – cara agli educatori di qualsiasi ordine, grado, competenza, ideologia – che i film abbiano ricadute immediate sui comportamenti, adolescenziali e no. Una volta era la letteratura, a mettere idee bislacche nella testa delle ragazze. Quindi andava letta di nascosto, pena bacchettate sulle dita e fuga dei possibili corteggiatori. “Se una ragazza è in odore di gran leggitrice di romanzi – scrive Giuseppe Rovani nel “Preludio” al suo “Cento anni” – storna da sé qualunque possibilità di matrimonio”. Se una fanciulla vede “17 ragazze”, ragionavano i protettori delle adolescenti d’oggi, potrebbe ricavarne l’insana voglia di mettere al mondo un bambino. Oppure – apriti cielo! – di non abortire “per non rovinarsi la vita”, caso mai capitasse la sventurata circostanza. (Sono gli stessi esperti che vorrebbero scoraggiare le amicizie del cuore tra ragazzini delle elementari, per non esporli a delusioni: il “non ti parlo più”, disegnando la riga sul banco per stabilire ciò che è mio e ciò che è tuo, pare eccessivo per la sensibilità delle nuove generazioni, e soprattutto per le fisime di chi li deve crescere). Le sorelle Coulin hanno trasportato nella desolata provincia francese, orfana di una fabbrica di armi che garantiva una certa prosperità, un fatto di cronaca accaduto negli Stati Uniti. Le ragazze di una scuola facevano a ripetizione test di gravidanza, disperandosi quando il risultato era negativo. A Lorient, in Bretagna, Camille rimane incinta per caso. I genitori cercano in ogni modo di dissuaderla, le compagne vedono la sua cocciutaggine come un esempio da imitare (cose che accadono nella vita, ma i film non hanno questo potere: se no ci manderebbero tutti al cineclub invece di insegnarci l’educazione civica e quelle altre tre o quattro cose che aiutano a cavarsela nella vita senza farsi troppo male). Le registe, anche sceneggiatrici, inventano personaggi interessanti – la ragazza che finge, per non essere diversa dalle altre – senza fare di ogni ragazza la fotocopia delle amichette. Il tipo di film che in Italia nessuno riesce a fare, e neanche ne ha l’intenzione: qui semmai si applaude la retorica liceale di “Scialla!”. Se qualcuno ne avesse l’intenzione, mancherebbero le attrici, quasi tutte alla prima esperienza sul set.

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