YOUNG ADULT

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Era la reginetta della scuola, ora gira in tuta, dopo averci dormito dentro senza levarsi il trucco. Beve Coca Cola per colazione cercando di scrivere l’ennesimo romanzo per adolescenti – neanche lo firmerà con il suo nome, e già sono in saldo. Ha lasciato la provincia per Minneapolis, ma appena scopre che il fidanzatino del liceo è felicemente diventato padre, concepisce un delirante piano per riprenderselo. Le spetta di diritto, l’ha sempre amata, tocca a lei salvarlo da un matrimonio-prigione. Il corrispettivo femminile del giovanotto rimasto impigliato “da qualche parte dei suoi 16 anni” (copyright Nick Hornby, che sul tipo umano ha costruito una carriera) risulta più sgradevole del necessario. Diablo Cody, premio Oscar per la sceneggiatura di “Juno”, calca la mano. Priva la sua protagonista di ogni simpatia (e la spoglia anche nuda, quando serve, tranne un reggiseno di gomma ad appiccico). Tutto il contrario dei maschi, che si trovano sempre adorabili anche quando son ricoperti da una crosta di brufoli ed emettono suoni gutturali: il masochismo femminile ha molte forme, perlopiù trascurate dalle vestali dell’8 marzo. Ammiriamo l’esercizio per la sua testardaggine. Amare il film è più difficile, e non possiamo fare a meno di chiederci perché tante scene ben scritte vengano sprecate in una trama che vorrebbe fare la parodia del ritorno al luogo natìo, con conseguente riscoperta dei veri valori della vita, e finisce per affogare in una depressione che contagia anche lo spettatore. Charlize Theron asseconda il regista e la sceneggiatrice, del resto lo sapevamo da “Monster” che le piace imbruttirsi. Quel che dovrebbe essere feroce spesso sconfina nel patetismo. La follia e la cocciutaggine sono più annunciate che disegnate con cura. Fa da spalla a Charlize, e qualcosa di più, l’ex compagno di liceo Patton Oswalt (la famigliola felice è uguale a tutte le altre). Quando la futura scrittrice se la tirava facendosi corteggiare dai belli della scuola, lui – già sfigato di suo per un fisico non proprio atletico – giaceva in ospedale dopo un pestaggio. Ancora porta i segni dell’incidente, costretto com’è a girare con le stampelle. Costruisce modellini di supereroi, distilla bourbon, offre consolazione subito accettata: mai, neppure nei suoi sogni, avrebbe sperato tanto. Lei, comunque, continua a comportarsi da stronza.

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