LA SORGENTE DELL’AMORE

LA SORGENTE DELL’AMORE

Contro tutti i fondamentalismi. A sostegno della primavera araba dove le donne hanno avuto un ruolo decisivo. E ti pareva: il nuovo mantra del film impegnato colpisce ancora. Ma davvero credono che qualcuno possa cambiare opinione dopo un film, per di più in materia di femmine e di religione? Noi siamo disposti a scommettere che no, si fa tutto per un titolo sui giornali. Ecco dunque la ricetta: un villaggetto nordafricano che non somiglia a nulla, se non all’idea che abbiamo del villaggetto nordafricano pittoresco (come nel cinema di Hollywood erano i villaggi messicani: bruttini, polverosi, pieni di sombreri e cactus, capaci di esplodere all’improvviso in musiche e canti). Una brigata di donne che saprebbero come aggiustare il mondo e vivere d’amore e d’accordo. Peccato per quei maschi impiccioni che vogliono fare la guerra, e quando non fanno la guerra se ne stanno tutto il giorno a impigrire. Tanto tocca alle femmine andare a prendere l’acqua alla lontana sorgente. Ricerca dell’acqua a parte, dove abbiamo già sentito una storia come questa, che prima o poi evoca Lisistrata e il suo sciopero del sesso? Ma certo, nel film della regista libanese Nadine Labaki intitolato “E ora dove andiamo?”, con la gentile partecipazione di donne cristiane accanto alle donne arabe, perché la lotta contro i fondamentalismi sia davvero radicale. Sarebbe bello che, prima dei fondamentalismi, combattessimo i luoghi comuni: costa meno e la vittoria sarà più facile. La delusione viene dal nome del regista, il rumeno Radu Mihaileanu. Un paio d’anni fa aveva girato “Il concerto” (finta orchestra russa in tourneé a Parigi) e prima ancora “Train de vie” (ebrei che cercano di sfuggire a Hitler con una finta deportazione): due film per niente banali e molto divertenti. Qui facciamo fatica a riconoscerlo, tanto va di bozzettismo, di tradizioni da rispettare, di donne anziane contro donne appena sposate, schierando nel cast tutte le attrici mediorientali di qualche celebrità. Guardando a Cannes l’originale, tra uno sbadiglio e l’altro – allora era intitolato “La sorgente delle donne” – abbiamo annotato, con un certo stupore, la frase seguente: “la sorgente delle donne è l’uomo”. Ricorda la battutaccia di Victor Hugo, a proposito della chiave che l’uomo possiede per dare ogni notte la carica alle donne. Ma son cose da dire in un film che si dichiara femminista?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi