POSTI IN PIEDI IN PARADISO

POSTI IN PIEDI IN PARADISO

Abbiamo l’oca bionda. Il cinema italiano ne aveva un gran bisogno, mica si può vivere soltanto di Margherita Buy, Valeria Golino, Laura Morante (che intanto sta per debuttare come regista con “Ciliegine”: data d’uscita ancora ignota, probabilmente saranno i francesi a vederlo per primi). Micaela Ramazzotti aggiunge un’altra svampita al suo elenco, facendo tesoro degli insegnamenti di Pupi Avati nel film “Il cuore grande delle ragazze”. Qui fa la cardiologa, confusa e infelice: invece dello stetoscopio, tira fuori dalla borsetta gli auricolari dell’iPod per auscultare il paziente infartuato. Intossicazione da Viagra, ingoiato a manciate per sostenere gli sforzi erotici di Marco Giallini, agente immobiliare con due famiglie a carico: urge arrotondare, e non sa fare altro che scoparsi signore attempate. La sexy dottoressa, appena piantata dal maturo fidanzato, irrompe nella vita di tre separati che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Oltre all’agente immobiliare, l’ex produttore discografico Carlo Verdone, bravo e misurato nella recitazione come da tempo non lo vedevamo: ora vende in una botteguccia memorabilia rock, ma è troppo affezionato alla mercanzia per separarsene (rischia un coccolone anche lui, quando la Ramazzotti confonde i Doors con i Queen). Più il critico cinematografico declassato a colorista Pierfrancesco Favino, usato da un’aspirante attrice per arrivare al regista dei suoi sogni, Gabriele Muccino (Muccino senior era d’accordo sullo scherzetto, dichiara Verdone: ma allora che scherzetto è, proprio vero che in Italia la rivoluzione non si può fare, neanche la vera satira, perché ci conosciamo tutti). “Posti in piedi in Paradiso” va spiccio per la prima metà, pur non resistendo alla tentazione di spiegare qualche battuta e riciclandone molte altre (l’alito cattivo della zitella no, per favore!). Ricorre al deus ex machina verso il finale, piuttosto telefonato. Rifare “Juno” di Jason Reitman e Diablo Cody senza sentimentalismi e senza far appello al cuoricino dello spettatore – ci metta un po’ del suo, noi abbiamo esaurito le gag, commedia sì ma ora facciamo i seri – non è da tutti. Riesce meglio un audace colpo dei soliti noti in maschera, che dovrebbero portar via i gioielli a una cliente del gigolò, sbagliano finestra e finiscono a rovistare tra le povere cose di due vecchietti.

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