50/50

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Dovendo scommettere su due giovani attori – non più promesse, non ancora provvisti di notorietà che da sola garantisce incassi stratosferici – punteremmo i nostri soldini su Ryan Gosling e su Joseph Gordon-Levitt. Due che all’inizio si ricordavano più per i ruoli che per i nomi. Il timido e solitario giovanotto con bambola gonfiabile trattata come una fidanzata d’altri tempi (a messa insieme, niente sesso prima del matrimonio) in “Larry e una ragazza tutta sua” di Craig Gillespie. Il ragazzino innamorato dell’allenatore di baseball in “Mysterious Skin” di Gregg Araki. Due che fatichiamo a riconoscere da un film all’altro. Dopo lo scialle azzurrino all’uncinetto, tipo coperta di Linus, Ryan Gosling ha sfoggiato il giubbotto con scorpione in “Drive” di Nicolas Winding Refn: meritava l’Oscar come migliore attore, se non altro perché a differenza di Meryl Streep non aveva un accento e gesti conosciuti da rifare. Prima di mostrarsi come figlio di Abraham Lincoln nel film di Steven Spielberg, Joseph Gordon-Levitt avvince in questa C-comedy. C come cancro, genere abbastanza diffuso da aver già la sua parodia, molto ha contribuito la serie “The Big C” con Laura Linney: in “Wanderlust”, ultimo film sfornato dalla ditta Apatow, Jennifer Aniston propone a un canale tv un copione sui tormenti di un pinguino moribondo (respinto). “50/50”, come la percentuale di sopravvivenza alla malattia che ha colpito lo sceneggiatore Will Reiser, che dopo la mazzata e la chemio ha scritto il film. Al giovanotto i conti non tornano: “Non è possibile, dottore, non bevo, non fumo, mi sfianco in palestra”. Se serviva una mazzata sulla teoria: “Se non hai cattive abitudini, non ti succederà nulla di male”, questa batte perfino la lavagna piena di numeri in “Racconto di Natale” di Arnauld Desplechin (la malata era Catherine Deneuve). E’ una commedia di quelle che fan ridere, e tanto, sulle faccende serie. La malattia viene usata per rimorchiare le ragazze alle feste, visto che la fidanzata compatisce e subito tradisce. Nella parte dell’amico, non ci poteva essere che Seth Rogen di “Molto incinta” fiero sostenitore della teoria. Complice quando si tratta di punire la fedifraga Bryce Dallas accanendosi su un quadro da lei malamente dipinto: prima le uova marce, poi benzina e fiammifero. Anna Kendrick, che in “Up in the Air” insegnava a licenziare, è uno spasso come apprendista psicologa.

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