UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA’ UTILE

UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARA’ UTILE

Al Barbican di Londra, il cinese Song Dong espone diecimila oggetti raccolti dalla madre in mezzo secolo di Rivoluzione culturale. Scarpe sformate, calzini con i buchi, tazze spaiate, secchielli di plastica: tutto era prezioso e riciclabile senza bisogno di una App che suggerisse il nuovo imperativo categorico. Leggendo la notizia, apprezziamo ancor di più l’installazione (ben inventata) descritta da Peter Cameron nelle prime pagine del romanzo “Un giorno questo dolore ti sarà utile” (Adelphi): bidoni della spazzatura “decoupati” con pagine della Bibbia, del Corano e della Torah. Prezzo, 16 mila dollari l’uno. I visitatori ci buttano dentro vero pattume, per la felicità dell’artista che con le schifezze raccolte produrrà altre opere d’arte. Il figlio della gallerista non se ne fa una ragione. Altre faccende lo turbano: il padre che considera poco virile ordinare pasta al ristorante, la madre che non riesce a far durare il nuovo matrimonio neanche quanto una luna di miele, l’università obbligatoria per un ragazzo di buona famiglia. Lui preferirebbe ritirarsi in una casetta nel Midwest, a leggere in pace Trollope e Shakespeare.

Un incontro peggio assortito di quello che ora riunisce Roberto Faenza (dopo l’agiografia di Berlusconi, “Silvio Forever” quando si dice un’opera nata per durare) e Peter Cameron era difficile da immaginare. E infatti il regista paragona la confusione del giovanotto protagonista alla ribellione che conduce i suoi coetanei, e non solo, a occupare Wall Street. Cancella con cura ogni segno di gayezza, e la brillante conversazione che distingue il nostro eroe da un qualunque giovane Holden. Mannaia sui dialoghi, le citazioni, le idee tutt’altro che comuni – “è facile farsi piacere i libri e i film, più difficile è farsi piacere la vita”. Ellen Burstyn diventa una nonna guru, nella direzione “va’ dove ti porta il cuore”. Per fortuna, Faenza ha girato il film con bravi attori americani, che comunque si fanno guardare. Meglio se con le voci originali. Meglio se non conoscete il romanzo: giusto per non chiedersi dove è finita la valchiria psicoanalista Rowena, e perché nel film si aggira Lucy Liu che blatera di autostima, parola che avrebbe disgustato l’eroe romanzesco made in Cameron. Finito l’ultimo ciak, decisa la data di uscita del film, Faenza ha ricominciato a sparare contro il becero cinema Usa. E contro la censura del mercato che danneggia i film d’autore.

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