HYSTERIA

HYSTERIA

Non c’è più cieco di chi non vuol vedere. Nella Londra di fine Ottocento, dove pudicamente non venivano nominate le gambe del tavolo – potevano far venire cattivi pensieri, come la parola membro o la frase “in seno al popolo”, secondo la tv italiana che metteva i mutandoni alle Kessler, diciamo che ha ricuperato con gli interessi i doppi sensi perduti – i dottori specialisti in disturbi femminili sdraiavano le pazienti sul lettino. Protette da un paravento di velluto, signore e signorine tiravano su la gonna, giù i mutandoni, spalancavano le gambe, ed eran pronte per il massaggino.

Parossismo era il termine tecnico, buono per curare tutti i mali femminili, dai “vapori” alle malinconie. Noi facciamo prima a dire orgasmo. Le dame vittoriane uscivano dallo studio con le guance rosse, ringalluzzite, in sala d’attesa scambiavano occhiate complici: “Voglio anch’io la cura che ha guarito la signora”. La storia raccontata da Tanya Wexler è vera al cento per cento, chi dubita vada a leggersi “Tecnologia dell’orgasmo” di Rachel P. Maines (era uscito nel 1999 da Marsilio, che ha perso una buona occasione per ristamparlo). I dottori soffrivano di crampi alla mano e tendiniti: di isteria raramente si guarisce e non si muore, l’agenda degli appuntamenti era sempre fitta.

Una bacinella con il ghiaccio arrecava sollievo tra una paziente e l’altra. Finché un certo Mortimer Granville – nel film il leggiadro Hugh Dancy, fidanzato alla suffragetta Maggie Gyllenhaal che ha sgamato tutto e ridacchia – inventò nel 1880 il vibratore elettrico. Granville’s Hammer (martello di Granville) era il nome commerciale, ben presto uscì dagli studi medici per conquistare le riviste femminili: spianava le rughe e faceva ritrovare le vibrazioni della giovinezza. Fu l’elettrodomestico più amato dalle donne, entrato nelle case prima dell’aspirapolvere e del ferro da stiro.

Altro che lavatrice, peraltro utilizzabile allo stesso scopo, come abbiamo visto in una scena di “Mad Men” con Betty Draper (fase centrifuga) e ora anche nei titoli di testa del film di Fausto Brizzi “Com’è bello far l’amore”. La regista, lo sceneggiatore, gli attori – in testa a tutti un delizioso Rupert Everett, che inventa marchingegni senza sapere bene a cosa potranno servire, e la servetta sexy che si offre per la sperimentazione – platealmente si divertono. Le spettatrici anche di più.

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