PARADISO AMARO

PARADISO AMARO

La scala delle temperature” era una raccolta di saggi dedicati a “Madame Bovary” (uscì con la sigla “Il melangolo”, negli anni 80 che Alessandro Aresu tenta di descrivere in “Generazione Bim Bum Bam”, senza offrire appigli a chi non sguazza nella nostalgia). Diciamo saggi per comodità, rischiando di far danno alla bravura di Jean Starobinski, tra i rari critici letterari provvisti di occhio d’aquila - per non vedere quel che vediamo tutti – e di una penna adeguata (“Essai” sarebbe più giusto, ma da quando ogni blogger si crede Montaigne, la parola va usata con cautela). Alexander Payne merita una “Scala delle malinconie”. Da “Sideways – In viaggio con Jack”, dove il romanziere fallito Paul Giamatti molestava l’ex moglie con il “Drink & Dial”, a questo “Paradiso amaro” scendiamo parecchio nell’umor nero: sempre temperato di ironia, ma i sette anni passati si sentono. C’era stato il precedente di “A proposito di Schmitt”, questo con Jack Nicholson in età da pensione, le venuzze sui calcagni, il colpo della strega dopo aver dormito in un letto ad acqua. E su tutto la grande domanda, mentre osserva la moglie in vestaglia: “Chi è questa vecchia che vive in casa mia?”. Licenza poetica, il regista non aveva neanche lontanamente l’età del suo personaggio. Ora ce l’ha, lui e Clooney sono nati del 1961, e lo spiacevole compleanno si riverbera sul film, tratto dal romanzo di Kaui Hart Hemmings (Newton Compton, con lo stesso titolo: in originale era “The Descendants”, gli eredi, per un pezzo di terra incontaminata forse da vendere agli speculatori, se ci si mette d’accordo). In camicia hawaiana e ciabatte, George Clooney si annuncia come “genitore di riserva”. Prende il comando dopo che la moglie giace in coma per un incidente di motoscafo. Le due figlie, il peggio che possa toccare a un padre già confuso: adolescente riottosa (con amichetto in bermuda al seguito, pare ottuso) e decenne fin troppo sveglia, specializzata in domande spiazzanti. Si apprezza il cast, si maledice la sparizione dei nomi d’arte imposti dagli studio: Shailene Woodley è la grande, Amara Miller la piccola, Nick Krause il giovanotto. Vediamo ospedali, palazzi, nuvole. Ascoltiamo il meglio della malinconica musica locale. Non manca uno yodel – genere non solo svizzero – con il trio KanakAttack.

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