ALBERT NOBBS

ALBERT NOBBS

"Era un individuo alto, ossuto, con grossi fianchi che spuntavano fuori, e un collo lungo e sottile. Era il suo collo che mi terrorizzava, come del resto qualsiasi altro particolare di lui, a eccezione del naso, che era proprio un bel nasone, oppure gli occhi malinconici che erano di un azzurro pallido, piccolissimi, incavati nelle orbite. Era una figura di una bruttezza che non avevo mai visto nemmeno in un libro di favole e pregavo che non mi lasciassero mai solo nel salotto”. Così il narratore ricorda il cameriere d’albergo Albert Nobbs, nel racconto di George Moore con lo stesso titolo (esce da Tranchida). Qualsiasi attrice che si scelga tra mille un simile ruolo, prima in teatro e poi al cinema – dopo una ventina d’anni di fatiche, ha fatto in tempo a dare il suo contributo alla sceneggiatura anche John Banville, gloria delle lettere irlandesi d’oggi – merita un Oscar. E pazienza se per una volta Meryl Streep deve stare ferma un giro, vale da punizione per aver ceduto alle lusinghe di un ruolo magnifico in un film mal riuscito come “The Iron Lady” di Phyllida Lloyd. Albert Nobbs lavora all’hotel Morrison di Dublino. Siamo a fine Ottocento, quando gli abiti unisex non esistevano e un paio di calzoni e una giacca stretta sul seno bastavano per sviare gli sguardi indagatori. Mette da parte i soldi delle mance, non ha vizi, non esce mai e non allunga le mani sulle cameriere. Finché le chiedono di dividere la stanza con l’imbianchino, anche lei con qualcosa da nascondere (l’attrice è Janet McTeer, scelta benissimo e candidata all’Oscar come non protagonista: si capisce che ha qualcosa di strano appena si chiude la porta della stanza alle spalle). Glenn Close strizza gli occhietti, teme per il suo segreto, neanche immagina lo sconvolgimento che di lì a poco travolgerà la sua vita. E il sogno di una tabaccheria tutta sua. Dirige Rodrigo Garcia, figlio di Gabriel Garcia Marquez, famoso a Hollywood come “regista di donne” (noi come credenziali preferiamo la serie “In Treatment”). Bravo, ma indeciso quando si tratta di scegliere: Albert Nobbs racconta una donna travestita per poter mantenersi in un ambiente ostile, oppure una lesbica che non sa di esserlo, come la seconda metà del film sembra suggerire? Bruttino e un po’ ridicolo anche la bombetta alla Charlie Chaplin di Glenn Close, una misura inferiore al necessario.

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