IL SENTIERO

IL SENTIERO

Avete presente “Le mogli di Stepford”? Le donne sempre docili e sorridenti nel romanzo di Ira Levin, lo scrittore di “Rosemary’s Baby” e “I ragazzi venuti dal Brasile”, protagonisti 84 cloni di Hitler sparsi per il mondo dal dottor Mengele (quanto a incubi contemporanei, non se ne è lasciato scappare uno). Ne sono usciti due film, uno nel 1975 e il secondo con Nicole Kidman, titolo “La donna perfetta”. E l’attrice lo era, con la sua aria da robot accentuata dalle prime punturine bloccamuscoli (correva l’anno 2004, ancora capitava di discutere sulle sue doti recitative, ora sappiamo che il merito va tutto a Lars von Trier). Nel campo wahabita da qualche parte della Bosnia, in riva a un bel laghetto, si avverte la stessa atmosfera che opprime le casette di Stepford, complesso residenziale per ricchi. L’altro modello potrebbe essere “The Village”, nel film di M. Night Shyamalan: una comunità volontariamente retrodatata per proteggere gli abitanti, sofisticata nella finzione al punto da inventarsi i mostri che ti inseguono se cerchi di sconfinare. Al campo wahabita niente alcol, niente sigarette, niente telefoni cellulari, tende separate per gli uomini e donne con bambini. Il paradiso dell’islamismo militante. Quando Luna arriva lì da Sarajevo, in visita al fidanzato Amar che in città sembrava una persona normale, solo un po’ alcolizzato, ha i brividi. Han fatto da tramite verso il fanatismo militante un licenziamento, un nuovo lavoro, un nuovo amico tutto moschea e preghiere. Di alcol non si parla più, ormai il giovanotto è totalmente sobrio, ha rinunciato anche alle cotolette di maiale. Allontana la fidanzata dal suo letto, mentre prima parlavano di un figlio, addirittura con l’inseminazione artificiale. “Siamo cresciuti sotto il comunismo, abbiamo bisogno di credere in qualcosa, quando i giovani cominciano a frequentare la moschea smettono di drogarsi”. E oltre al comunismo ancora bruciano le ferite della guerra. La regista, Orso d’oro a Berlino nel 2006 con il suo primo film “Grbavica” ha orrore per le donne velate e una gran voglia di credere all’islam moderato. “Il sentiero” nasce da un piccolo incidente. Un musulmano wahabita di Sarajevo rifiutò di stringerle la mano, guai a toccare una donna. Lei si arrabbiò per la scortesia. Poi si vergognò: ma perché io, artista e spirito libero, in questo caso sono tanto attaccata alle convenzioni?

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