THE IRON LADY

THE IRON LADY

Meryl Streep confessa candidamente di non aver mai pensato a Margaret Thatcher come a una donna che ce l’ha fatta, da prendere ad esempio invece di lamentarsi per il soffitto di vetro. Anche ora che ne ha imitato perfettamente l’accento e il modo di atteggiarsi, ora che da attrice secchiona ha studiato tutto lo studiabile, fatica a riconoscere nella figlia del droghiere diventata primo ministro un personaggio meritevole di ammirazione, se non altro per la tenacia. Non ce la fa, è più forte di lei. Una donna che con pugno di ferro governa le assistenti e bastona gli stilisti – come la zarina del “Diavolo veste Prada” – ha il suo fascino. Guai se lo troviamo in una che ha messo in riga i minatori e dichiarato guerra agli argentini per riprendersi le Falkland. “Se non siamo fedeli ai nostri principi, che altro ci resta da fare”, dichiara la lady di ferro nel film, mentre lo spettatore modello pensa subito: “Stupide questioni di principio, ma guarda questa quanto è ostinata, non è mica così che le donne devono fare politica, imitando i maschi”. Ma arriva il contrappasso, eccome: un Dio più femminista del necessario punisce la volontà di potenza con l’Alzheimer. Questa la tesi del film, ostinatamente avanzata dalla regista Phyllida Lloyd e dalla sceneggiatrice Abi Morgan: non si capisce perché abbiano scelto di lavorare su un personaggio che così poco le appassiona. La Margaret Thatcher trionfante, decisa a ridisegnare l’Inghilterra e il Partito conservatore a sua immagine e somiglianza appare in poche scene. Un montaggio veloce e molte immagini di repertorio condensano undici anni da primo ministro: oltre alle Falkland e alle impopolari scelte in materia economica, l’attentato dell’Ira a cui scampò, rappresaglia per non aver ceduto allo sciopero della fame di Bobby Sands. La lotta politica per il primo seggio alla Camera dei Comuni (ottenuto nel 1959) e quella personale per levarsi la voce chioccia e l’accento da bottegaia occupano un altro pezzetto di film (qui la giovane Margaret Roberts, non ancora sposata a Dennis Thatcher, ha il volto di Alexandra Roach). Il resto racconta una vecchietta che si aggira per casa in vestaglia di flanella. Sfugge alla sorveglianza per andare a comprare il latte che le sembra carissimo. Parla con il marito morto da anni. “A noi interessava il lato umano, non il personaggio politico”: così le scellerate giustificano gli affondi assassini.

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