IL GIORNO IN PIU'

IL GIORNO IN PIU'

Se avessi un ghost writer, ne avrei scelto uno che sa scrivere meglio”. Così Fabio Volo risponde a chi lo accusa di non avere scritto da solo i suoi libri dalle molte colpe. Sono tradotti in diciotto lingue, vantano un pubblico che mette piede in libreria solo per comprarseli, hanno venduto 5 milioni di copie. Bella risposta, da provinciale che non ha fatto le scuole giuste, ha debuttato cantando, ha avuto successo alla radio, poi si è dato al romanzo. Nel tentativo di non farsi trattare da parvenu, su Sette mette insieme una stanca serie di luoghi comuni sulla lettura che allarga la mente e risolve i problemi adolescenziali meglio della pomata contro i brufoli. E sulla scrittura cominciata con carta e penna, più romantiche del computer. Nel salotto buono non lo faranno entrare lo stesso. Anche se gli stessi luoghi comuni (e le stesse polverose ingenuità) sono cavalcati dai paladini della lettura che rende migliori e funge da vaccinazione contro “I soliti idioti” (ai paladini li perdoniamo meno volentieri, loro dovrebbero avere un certo uso di mondo). Dopo l’anteprima del film, al Festival di Torino, era tutto un sopracciglio alzato. Dagli stessi paladini del cinema che non avevano nulla da obiettare quando Sergio Castellitto presentava Margaret Mazzantini come una rediviva Virginia Woolf. Preferiamo Fabio Volo che non ambisce né al Campiello né allo Strega, e nei suoi romanzi (l’ultimo si intitola “Le prime luci del mattino”, “Il giorno in più” è del 2007, altri quattro hanno titoli similmente colloquiali, da “Esco a fare due passi” a “E’ una vita che ti aspetto”) mantiene le promesse. Storie in cui ritrovarsi, lingua in cui riconoscersi, ragazzi confusi ma simpatici, ragazze in cerca del grande amore. Come succede nel film di Massimo Venier, che si guarda senza noia, senza intoppi, ridendo alle battute, ammirando il tentativo di mettere in scena trentenni che lavorano e hanno abbastanza successo da essere chiamati a New York. Fabio Volo regala tutta la sua simpatia (e la sua dizione così così) al solitario Giacomo, che per non impegnarsi si inventa una fidanzata. Sul tram ogni mattina guarda Isabella Ragonese, stufa del downsizing affettivo: compagni di lavoro invece degli amici, compagni di letto invece di fidanzati, aperitivi invece di cene. Aspettiamo un “tutta colpa del precariato”. Ma non arriva, e così Fabio Volo si becca pure l’accusa di qualunquista.

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