ANONYMOUS

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Solo le parole del colonnello Erhardt in “Vogliamo vivere” rendono l’idea. Intendiamo il colonnello nazista “Concentration Camp” Erhardt (nell’originale firmato Ernst Lubitsch e appropriatamente intitolato “To Be or Not to Be”, nel doppiaggio italiano “Colonnello Concentrone”). Guardando recitare un attore cane, il colonnello Erhardt disse la sua: “Sta facendo a Shakespeare quel che noi abbiamo fatto alla Polonia”. Tale e quale a Roland Emmerich: in “Anonymous”, il regista di “Independence Day” fa a Shakespeare quel che i nazisti fecero alla Polonia. Non sono gli errori di fatto, a rendere questo complotto elisabettiano una brutta e poco interessante copia del “Codice da Vinci”. Per quanto, immaginare che “Il sogno di una notte di mezza estate” sia stato scritto da un ragazzino di neanche dieci anni, e che la commedia abbia provocato friccichi carnali alla regina vergine Elisabetta, è oltre la soglia tollerabile di inverosimiglianza, cinematografica e complottistica. Gli errori di fatto (facilmente smascherabili) dovrebbero dimostrare una tesi insopportabile e sciocca, che proprio per questo affascina i dietrologi fin dai tempi di Shakespeare. Dietrologi professionisti e dilettanti: ci sono gli accademici, ci sono gli eruditi di provincia, ci sono sceneggiatori come John Orloff (che ha scritto il film ed è socio di Emmerich nella First Folio Pictures, produttrice di un documentario che aggiungendo noia a noia farà da sostegno al film). E ci sono i siciliani, convinti che Shakespeare fosse emigrato a Londra da Messina e si chiamasse Florio. Per capire la vastità del contagio, dei siciliani sullo scaffale Shakespeare abbiamo tre titoli: “Il manoscritto di Shakespeare” di Domenico Seminerio; “Shakespeare è il nome d’arte di John Florio” di Lamberto Tassinari; “Shakespeare era italiano” di Martino Iuvara (edizioni Trinacria, a conferma che per italiano si intende siculo). Tesi insopportabile e sciocca, secondo cui un attore non avrebbe potuto scrivere certe meraviglie, serviva un uomo colto o un letterato. Insopportabile, sciocca e anche sbagliata: gli Shakespeare scrivono “Amleto”, “Romeo e Giulietta”, “Falstaff”; gli uomini colti passano l’esistenza a congetturare che William non era William. Era Edmond De Vere conte di Oxford, sostiene questo film. Se l’attore non fosse Rhys Ifans, saremmo usciti prima della fine.

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