LA KRYPTONITE NELLA BORSA

LA KRYPTONITE NELLA BORSA

I film sugli anni Settanta sono quasi sempre guardabili, perché partono avvantaggiati. I vestiti sono allegri e colorati, quando non francamente ridicoli. Per la colonna sonora c’è un repertorio gigantesco (qui si va da “Lust For Life” di Iggy Pop a “Life on Mars” di David Bowie, più “These Boots are Made for Walkin’”, che garantisce applausi da chi c’era e nostalgie tra chi non c’era). Se serve qualcosa in più, ci sono tre evergreen con cui un regista va a colpo sicuro: una riunione di autocoscienza femminista, una pastiglia di Lsd mandata giù per sbaglio, l’ammucchiata tipo Woodstock, che consente anche qualche nudità sempre gradita e libertaria (per distinguerla dalla nudità coatta delle veline: beato il paese che non ha bisogno di spaccare il capello in quattro, discutendo di questi argomenti). Ivan Cotroneo di suo aggiunge il sirtaki. Non la scena più appassionante, comunque anche se il costumista se la deve essere spassata parecchio, girando per mercatini e ricuperando camicie vintage. E la solita cugina bruttina alla ricerca di un marito: operazione consentita solo d’estate, in spiaggia. Ai primi temporali d’autunno ogni corteggiamento termina, perché la casa è modesta, e il moroso scappa. Racconta tutto il bambino Peppino, abbandonato a se stesso perché la mamma Valeria Golino è depressa (il marito Luca Zingaretti le fa le corna con una signorina incontrata al negozio delle macchine per cucire Singer: garanzia di altra nostalgia, e di altri sguardi curiosi, ottenuti con l’arredamento e non con la costruzione dei personaggi). Mentre il cugino Gennaro, morto sotto un camion, torna agghindato da Superman casalingo – maglione blu, mantellina da parrucchiere sulle spalle – e ricorda un libro di Bill Bryson, “Vestivamo da Superman” (da Guanda, racconta un’infanzia anni Cinquanta, quando il nucleare, il ddt e le sigarette facevano bene). “La kryptonite nella borsa” era un romanzo di Ivan Cotroneo medesimo, che qui debutta come regista. Era uscito da Bompiani ed era afflitto dagli stessi difettucci: scenette familiari simpatiche, battute, la buona idea dell’amico immaginario, il siparietto dei tre pulcini che vanno incontro a morti orrende, una scrittura veloce da sceneggiatore. Firmata Ivan Cotroneo anche la serie tv “Tutti pazzi per amore”, che sta per ripartire con la terza stagione.

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