I PRIMI DELLA LISTA

I PRIMI DELLA LISTA

Le biografie dei tre protagonisti sono del genere “mi muovo, conosco, vedo gente, faccio cose” inciso nella memoria cinematografica da Nanni Moretti. Uno fa il cantastorie, “la sua carta di credito è il piattino dove i passanti lasciano le monetine”. Un altro gestisce un bed and breakfast a Essaouira e fa sculture in legno. Il terzo vende antiquariato esotico nei mercatini. Per completare il quadro, tenete conto che avevano vent’anni negli anni Settanta. Ancora più spassoso il titolo con cui i quotidiani di allora resero nota la demenziale impresa: “Stupore a Pisa: tre ragazzi chiedono asilo politico all’Austria” (entra di diritto tra i ritagli collezionati dal ferramenta argentino in “Cosa piove dal cielo?”, il film di Sebastian Borenstein vincitore del Marc’Aurelio d’oro al Festival di Roma). Basta per consigliare caldamente l’opera prima di Roan Johnson, trentacinquenne di madre materana e padre londinese cresciuto a Pisa. Da dieci anni abita a Roma, lo avevamo conosciuto per il romanzo “Prove di felicità a Roma est” (Einaudi Stile Libero, 2010). Per il debutto nel cinema, ha trovato una bella storia, l’ha scritta bene con Davide Lantieri, Renzo Lulli e Francesco Bruni supervisor di “Scialla!”, l’ha girata con un mestiere che fa ben sperare, azzeccando il tono e l’ironia. C’è da ridere parecchio sulla fuga di Pino Masi (“La ballata di Pinelli”, l’inno di Lotta continua, il Canzoniere pisano poi Canzoniere del proletariato) e di due studentelli che passavano di lì quando il cantautore si convinse che il colpo di stato era imminente, non bisognava farsi trovare a casa. Partono a bordo di una A112, in direzione del confine jugoslavo. Poi ci ripensano – correva voce che qualche compagno era stato messo a lavorare in miniera, invece che a raccogliere le canzoni dei minatori – e si dirigono verso l’Austria. “Ma è il paese dove è nato Hitler” obietta il più studioso, subito zittito. In viaggio – seduti in spirito tra il Nanni Moretti e il Michele Santoro che verranno – cantano “Addio Lugano bella”. E’ la paranoia al comando, di equivoco in equivoco: nessuno vede più nemici all’orizzonte di chi si crede perseguitato (e per favore, non dite e non scrivete, se non come battuta, che poi ci sarà il tentato golpe di Junio Valerio Borghese). Bellissima e per niente nostalgica la colonna sonora di Ratchev e Carratello, già ammirati per “Pranzo di Ferragosto” e “Gianni e le donne”.

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