I TRE MOSCHETTIERI

I TRE MOSCHETTIERI

Il romanzo di Alexandre Dumas rivive come giocattolo a tre dimensioni, più videogioco che feuilleton. L’autore avrebbe sicuramente approvato, a patto di percepire congrui diritti d’autore. Non avrebbe avuto niente da eccepire sulla bellezza di Milady (Milla Jovovich, che quando era fidanzata con Jean-Luc Besson girava “Il quinto elemento” e “Giovanna d’Arco. Per non lavorare con la pupa che il produttore le aveva imposto, Kathryn Bigelow abbandonò il progetto, e il suo ex socio si impossessò di tutti i materiali). Ora che è fidanzata con Paul W. S. Anderson, Milla Jovovich recita in “Resident Evil”, e anche in questo film. Dumas non potrebbe contestare neppure il fascino di Athos – Matthew MacFayden, speriamo che ritorni a fare Mr Darcy in qualche “Orgoglio e pregiudizio” antico o moderno. O sulla doppiezza del Cardinal Richelieu – Christoph Waltz, ormai in cima alla lista dei direttori di casting quando serve un po’ di ambiguità (morale, non sessuale). Con un piccolo extra Dumas avrebbe approvato le navi volanti e altri gingilli fantasy, il duca di Birmingham di Orlando Bloom, le coreografie fantasiose. E si sarebbe divertito a vedere una versione pirata che circola su Internet: “I tre moschettieri” parlato in inglese, con doppiaggio simultaneo in russo. Per noi, è un pochino troppo, se preso in un’unica soluzione: i film in costume non sono la nostra passione, meno ancora quelli di cappa e spada, e meno ancora quelli con i complotti da sventare, e le tre dimensioni a volte sono solo faticose. Più tranquillo è “Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento” (anche questo uscito ieri, siamo in periodo di vacche grasse, bisogna smaltire un po’ di titoli prima di Natale). Era in programma l’anno scorso al Festival di Roma, diretto da Hiromasa Yonebayashi. Di sicuro il nome non vi dice nulla, pensatelo come animatore di “La città incantata” e “Ponyo sulla scogliera”: un bell’apprendistato allo studio Ghibli sotto Hayao Miyazaki. Arrietty appartiene a una famiglia di lillipuziani, che prendono a prestito le piccolezze a loro necessarie per vivere intrufolandosi nelle case degli uomini. Ma guai a farsi vedere, come capita all’incauta Arrietty (il padre, ansioso e fifone, l’aveva avvertita). La storia viene dal romanzo “The Borrowers” di Mary Norton, già diventato un film con John Goodman.

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