TOMBOY

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Prima, le cose che ci sono piaciute. In cima alla lista, la scena del preservativo infilato dove serve con l’aiuto di una famiglia intera. I genitori preferiscono che la figlia faccia l’amore in casa, sia pure con perfetti sconosciuti, quindi si prestano volentieri alla bisogna. Il giovanotto è imbranato, il primo gommino non calza bene e si rompe, arriva lo zio con un assortimento tuttifrutti, ognuno dice la sua sulle dimensioni del poveretto. Con un solo genitore sarebbe stata una battuta volgarotta, l’insistenza ne fa una gag divertentissima e astratta. Ambientata in un interno di famiglia molto diverso dal casolare radical chic come in “La bellezza del somaro”, diretto da un regista che andrebbe arrestato per la figura da idiota che impone a Enzo Jannacci (ora Sergio Castellitto sta a Sarajevo, e gira film tratto dal best seller della consorte Margaret Mazzantini, e guai a riportare un artista bruscamente sulla terra, come svegliare un sonnambulo). Poi viene Enrico Brignano, impiegato di banca fresco sposo che spudoratamente e ripetutamente cita il ristorante toscano di via Germanico a Roma, come teatro di appuntamenti andati a monte. A pari merito, Anna Foglietta: per lei avevamo un debole già da “Solo un padre” (single con gatto delusa dagli uomini) e “Nessuno mi può giudicare” (escort che avvia alla professione Paola Cortellesi, rimasta senza un soldo dopo la morte del marito). Speriamo che la pigrizia degli sceneggiatori italiani non la rovini. Non ci è piaciuto Vincenzo Salemme, sempre più tormentato dalle smorfie. Invochiamo un po’ di botulino che gli tenga fermi i connotati (o si faccia insegnare da Enrico Brignano che la comicità non è necessariamente deformazione fisica). Il titolo simula il sequel del film di Fausto Brizzi, ma lo hanno scritto e girato i fratelli Vanzina, che a loro volta avevano fatto da modello a Brizzi-notte-prima-degli-esami. Simula, perché in verità non hanno nulla in comune, e in questo si ride più che nell’originale. Anche grazie alla gag del paziente che si finge psicoanalista, rubata alla classica commedia americana. 

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