CONTAGION

CONTAGION

The World Goes Viral September 9”, annuncia la frase sul manifesto americano. Infatti il marketing virale – versione 2.0 del più tranquillo passaparola – si chiama così perché funziona per contagio (pensate a quante volte avete trovato un video divertente su Internet, da rigirare subito ad amici e conoscenti). E il contagio, come sapevano bene i nostri antenati che dovevano vedersela con la peste, la tubercolosi, la poliomielite, la setticemia, la sifilide, il colera, il vaiolo, fa paura più di ogni cosa. I virus non si vedono (gli antichi davano la colpa ai miasmi, genericamente, finché qualcuno inventò il microscopio) ma si propagano rapidi, soprattutto da quando viaggiamo in aereo. Se poi Gwyneth Paltrow torna da Hong Kong a Minneapolis con un po’ di raffreddore, in una tappa fuori programma va a trovare l’ex fidanzato prima di tornare da Matt Damon sotto il tetto coniugale, e due giorni dopo muore all’ospedale, sappiamo che nessuno è al sicuro. Neanche lo spettatore, che comincia a sospettare di chiunque si soffi il naso, tossisca o si raschi la gola, allunghi la mano verso la ciotola delle noccioline, ti passi una banconota. “Lavarsi le mani dopo aver letto il copione”, aveva fatto scrivere Steven Soderbergh sulla copertina della sceneggiatura, piccola astuzia per mettere insieme il ricchissimo cast. Tutti si sono spaventati abbastanza, offrendosi per pochi giorni senza pretendere montagne di soldi: per questo “Contagion” è un gran film di serie B con un cast di serie A. Serie B non è un’offesa, non più di quanto sia un’offesa dire “scarpa da tennis”. Sono film che stanno attaccati a quel che devono raccontare, non si concedono divagazioni, hanno i tempi giusti e nessuno gigioneggia. Neppure Jude Law, qui un blogger dedito alla controinformazione (così si diceva quando i blog non esistevano). Spiega che le case farmaceutiche non ci dicono la verità, che fanno giganteschi profitti uccidendo la gente, che esistono cure alternative, che lui era malato ed è guarito. Porta una tuta anticontaminazione fatta in casa (fantastica, come quelle rosse gonfiabili degli scienziati). Kate Winslet è una scienziata specializzata in epidemie, quindi la sa lunga sull’irrazionalità della paura: “La gente smette di fare il bagno dopo aver visto al cinema uno squalo di plastica, ma non smette di fumare anche se scrivono cose terribili sui pacchetti. Ipocondriaci, a casa.

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