BAD TEACHER - UNA CATTIVA MAESTRA

BAD TEACHER - UNA CATTIVA MAESTRA

Non fa morire dal ridere come “Tutti pazzi per Mary”. Ma certo non merita ragionamenti in difesa degli insegnanti come quello uscito su Repubblica a firma Natalia Aspesi. In poche parole: già sono poveracci sottopagati e in caduta libera nella scala sociale, cerchiamo di non metterli in cattiva luce anche nei film. Meglio, sullo stesso argomento, un dialoghetto nel film “Scialla!” di Francesco Bruni (alla Mostra di Venezia sezione Controcampo italiano e prossimamente nelle sale). Il genitore (presunto) cerca di ingraziarsi la professoressa: “Dovrebbero pagarvi il doppio”. Risposta della prof: “Il mio stipendio va benissimo così. Sennò sarei costretta a fare due mestieri, il mio e il vostro di genitori”. “Bad Teacher” è una commedia, non un trattato di sociologia. E comunque già nei primi cinque minuti (o in cinque minuti presi a caso, fino alla fine del film) provoca più risate di quante Ezio Greggio ne riesca a provocare nel suo stanco “Box Office 3D”. Se Marco Mueller lo ha fatto con l’intenzione di aprire le porte del festival veneziano alla snobbatissima commedia, ha sbagliato titolo. Se ha davvero riso alle battute su Harry Potter invecchiato, come ha dichiarato da qualche parte, peggio ancora. La cattiva maestra è Cameron Diaz, piedi sulla cattedra e suole rosse Louboutin sempre in vista. Avanzi del guardaroba pagato dall’ex promesso sposo, fuggito alla vigilia delle nozze dopo aver controllato gli estratti conto della banca. Cameron Diaz, che già aveva salutato felice i colleghi, è costretta a tornare tra i banchi, ogni minuto maledice il momento e perlopiù dorme sulla cattedra, mentre gli allievi guardano film. Si risveglia quando arriva il nuovo insegnante Justin Timberlake, schifosamente ricco (fa sapere di essere imparentato con gli orologiai Jaeger-LeCoultre) e tonto in proporzione, con gli occhialoni sul naso e un bagaglio inesauribile di luoghi comuni sui paesaggi, le balene, la luna, l’armonia universale. Cameron Diaz cerca di strapparlo alla collega dai capelli rossi, precisina e stronzetta, anche lei con un corredo di banalità, un baule di moine, e nel bagaglio l’importabile cognome Squirrel (scoiattolo). Però Cameron Diaz sa come si aiutano gli studenti presi in giro dai bulli. Costato venti milioni di dollari, il film negli Stati Uniti ne ha incassati quasi duecento. Altro che la borsa, bisogna investire nel cinema.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi