STUDENT SERVICES

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"Ho la mia etica, io. Non frequento minorenni thailandesi e non insidio le ragazze fuori dai licei”. Lo dice un cliente alla ragazza conosciuta su Internet. L’annuncio diceva così: “Joe, 50 anni, cerca studentessa per momenti di tenerezza. Cento euro l’ora”. Risponde la diciottenne Laura, universitaria fuori sede con un lavoro part time (di tutti, il call center di un’agenzia di pompe funebri) che non basta per pagarsi neanche mezzo affitto. Joe è il primo dei clienti, un noiosone che predilige l’innocenza e l’imbarazzo: “Non puoi avere certe cose da una professionista”, ammette al primo incontro, in un impeto di sincerità marrazziana. (“Non puoi avere un certo livello di accudimento da una donna”, spiega il frequentatore di travestiti in un’intervista, con la complicità di Concita di Gregorio che non batte ciglio femminista e prende appunti, ma dove sono le michelemarzano e le natalieaspesi quando servono?). Joe ama le messe in scena, scrive lettere in ornata calligrafia con le richieste, non sempre tenere, perché a cento euro l’ora non sopporta l’improvvisazione. Altri clienti sono più brutali. Tratto da un libro intitolato “Mes chères études”, “Student services” vorrebbe essere una testimonianza sulla dura vita delle studentesse di provincia a Parigi. In parte lo è, se si condivide l’assunto di partenza: concedersi per denaro non è vizio o inappellabile decisione (come diceva tempo addietro la saggezza popolare: “dà via solo del suo”), ma dura necessità che dovrebbe farci riflettere sulla vita grama delle ragazze d’oggi. Ci risulta però che in Francia esistono borse di studio per studentesse meritevoli – con decima mensilità appena introdotta, e siamo in piena crisi – seppur sprovvedute e coabitanti con maschietti che contano le fette di prosciutto nel frigo. D’altra parte, bisogna pur dire che le situazioni non sono da educande, e che il divieto ai minori ha qualche buon motivo per esistere (almeno finché il visto di censura non sarà abolito). A guardarlo con gli occhiali rosa, è un film da dibattito. A guardarlo più realisticamente, è un pornosoft di autrice francese, genere che va preso con le pinze. Con le lenti rosa, “Gola profonda” è un film di educazione sessuale. Finiamo per ragionare come Joe: è un racconto morale, signori spettatori, quindi le scene con Déborah François sono educative, anche se lei sta nuda.

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