BALLKAN BAZAR

BALLKAN BAZAR

Noi albanesi siamo fatti così, una mano sulla spalla e un coltello nella schiena”. Lo abbiamo imparato da “Corridoio 8”, azzeccatissimo documentario del regista bulgaro Boris Despodov su un tentativo di Tav che secondo la Comunità europea avrebbe dovuto collegare l’Adriatico al mar Nero. Tra bulgari e albanesi non corre buon sangue (“Non conosco albanesi e non ne voglio conoscere”, dicono i primi; “I bulgari puri non esistono”, ribattono gli altri), quindi potremmo aver qualche sospetto sul regista di Sofia che li mette in cattiva luce. Sta di fatto che, nel documentario, a pronunciare la frase con una certa fierezza e un gran sorriso davanti alle telecamere, è il sindaco di una cittadina albanese (con banda e palloncini si inaugurano quattro corsie d’autostrada, destinate a finire nel nulla pochi chilometri più avanti). Pura follia balcanica, da vedere se vi interessa su MuBi, perché nessuno mai si prenderà la briga di distribuirlo nelle sale. Con dodici euro però potete conquistarvi un abbonamento illimitato al sito per cinefili internettiani, che lo scorso 27 giugno, per 48 ore, ha messo on line gratis e in esclusiva l’ultimo film di Spike Jonze: un cortometraggio intitolato “Scenes from the Suburbs”, colonna sonora degli Arcade Fire. Pura follia balcanica è anche “Ballkan Bazar”, storia di una bara che dall’Italia finisce per sbaglio nel sud dell’Albania. Il perché della deviazione non è spiegato tanto bene: dentro ci sono le spoglie di un ex militare francese, sulla bara c’era la bandiera bianca rossa e blu, il sarcofago era in mano a spedizionieri italiani, si presume con un indirizzo e un visto doganale. Una mamma francese e la figlia mezzo italiana sbarcano in Albania per recuperare le amate spoglie, e già litigano sull’aereo (“va bene che hai divorziato da mio padre, ma almeno il nonno lo potevi lasciare tranquillo nel cimitero italiano”). Sbarcano in un villaggetto dove si fa commercio di cadaveri, dove i giornalisti arrotondano come possono con doppi e tripli giochi, dove i preti ortodossi si aggirano con fare sospetto, dove si costruiscono cimiteri monumentali in onore dei soldati greci caduti nella Seconda guerra mondiale, mancando però i cadaveri per riempirli. E’ l’ultima tappa dell’annosa disputa tra albanesi e greci. Buona l’idea (una bara smarrita da sola regge un film), ma regia e recitazione arrancano.

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