IN VIAGGIO CON UNA ROCK STAR

IN VIAGGIO CON UNA ROCK STAR

Il nome da tenere a mente è Russell Brand, già adocchiato dalle ragazze con l’occhio lungo in “Non mi scaricare”. Era la rock star Aldous Snow, una tacca sul collo per ogni anno trascorso dalla disintossicazione. La sobrietà non si addice a tutti: da quando Stephen King ha smesso di bere qualsiasi cosa purché vagamente alcolica (colluttorio per i denti compreso) ha smesso anche di regalarci romanzi come “Misery”. Siamo felici, per carità, non è che come i ritrattisti dell’Ottocento vogliamo pastorelli scalzi e affamati per il nostro libro degli schizzi (prima sostituito dalle diapositive e ora da Facebook): ma non si può fare finta di niente, quando arrivano sulla scrivania romanzi sempre più giganteschi e sempre più fantasy. Nel film di Nicholas Stoller – che di “Non mi scaricare” è tecnicamente uno spin off: personaggio secondario promosso a protagonista – disintossicazione vuol dire giuste cause, che a sua volta significa bambini africani. Nel nuovo video, Aldous Snow si presenta come un “Cristo africano bianco venuto dallo spazio”, porta una casacca bianca spalancata sul torace adorno di collane etniche, ancheggia in pantaloni di pelle scivolati sui fianchi (notevoli, i fianchi e i pantaloni). Ah, certo: “Infant Sorrow” è il nome della band. Il tentativo di raccogliere soldi per i negretti rilanciando la carriera viene subito liquidato come “la cosa peggiore capitata all’Africa dopo l’apartheid”, nonché peggior canzone del decennio. Capita che Aldous Snow, tornato a farsi di qualunque sostanza stimolante, debba viaggiare da Londra a Los Angeles, per un concerto commemorativo. Gli mettono alle calcagna un giovanotto appena assunto dalla casa discografica (e appena scaricato dalla fidanzata dottoressa Elisabeth Moss, la Peggy di “Mad Men”), quindi disposto a farsi tappetino per la folle rock star, che intanto ha smesso i caftani per le giacche di velluto, epperò non ricorda le parole delle sue canzoni. Il viaggio è naturalmente disastroso, per gli umani e per le suppellettili, per gli studi televisivi e per le camere d’albergo. Le gag sono grevi ma divertenti (“press 7 for fellatio”, recita un finto centralino), parecchio sopra “Una notte da leoni 2” e “Libera uscita”. La factory di Judd Apatow mantiene il suo tocco magico. Contando i giorni che mancano al 19 agosto, quando uscirà “Le amiche della sposa”, risatacce tra femmine.

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