VITTORIO RACCONTA GASSMAN

VITTORIO RACCONTA GASSMAN

Non è del tutto esente dai difetti del documentario celebrativo made in Italy. Per esempio, la lista degli amici e conoscenti che a turno devono inventarsi una risposta originale alla domanda “Che cosa vorresti dirgli, ora?” risulta perfettamente inutile, se non per controllare gli effetti della chirurgia plastica sulle guanciotte di Ornella Muti e l’incapacità italica di mettersi per un attimo da parte. Ma intanto siamo quasi alla fine di “Vittorio racconta Gassman”. E i materiali d’archivio visti nell’ora precedente compensano la solennità degli interventi di Alessandro Gassman (in palestra, a Villa Borghese, seduto a tavolino per variare un po’ le riprese). Ancora segnati dopo tanti anni da un documentario in cui  Marcello Mastroianni confessò che il cinema gli piaceva farlo ma a guardarlo si annoiava mortalmente, si gode a vedere un attore capace di costruirsi una voce con ore e ore di esercizi (quando entrò in Accademia aveva una vocina sproporzionata al fisico da promessa del basket). Poi rammaricarsi perché tanta tecnica funzionava in teatro, ma al cinema bisognava ricominciare da capo, riconquistando la naturalezza. Ci riuscì perfettamente nel “Sorpasso” di Dino Risi, il più bel film italiano del Dopoguerra, tanto preciso e feroce nel delineare i personaggi che da allora nessuno è riuscito a far meglio. E forse non servirebbe: nelle commedie di quegli anni c’è tutto quel che serve sapere. Per esempio sul Premio Strega: fa testo “I mostri” con Vittorio Gassman vestito e atteggiato come una gemella di Maria Bellonci che facilmente manovra una giuria di vecchietti mezzo addormentati. Il grande pubblico del cinema rideva su quel che i romanzieri di oggi scoprono soltanto un attimo dopo essere stati esclusi dalla cinquina. Fantastico anche il Gassman televisivo, pugile stonato accanto a Mina, o cantante accanto a Anna Maria Ferrero (fanno “Irma la Dolce”): allora non si andava agli show per promuovere l’ultimo libro o chiacchierare in libertà. Il film sull’attore mito dell’Ottocento Edward Kean mostra Gassman in tremende braghe rosse e calzoncini verdi da paggio. Nella nostra collezione sta a pari merito con Burt Lancaster in “Trapezio”: calzamaglia bianca e cintura gioiello. Vince su tutti Sean Connery nel futuristico “Zardoz” di John Boorman: pannolone rosso con doppia bandoliera di munizioni sul petto, treccia di capelli neri. 

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